Non è giustizia … di Sergio Pizzolante

Ott 4, 2021

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    È una sentenza politica, si dice
    Casomai è una sentenza di cattiva politica.
    Pessima.
    Non spreco parole per dire quanto io sia distante, politicamente, da Lucano.
    Non importa adesso, per quel che voglio dire.
    È una sentenza che mi fa venire i brividi.
    Figlia di un pregiudizio ideologico, antidemocratico, dispotico, di un certo modo di intendere la funzione della Magistratura.
    Il rapporto fra Magistratura e politica.
    Una forma nazistoide, di superiorità morale, forsanche naturale, biologica, alla Davigo, di concezione di se, della superiorità del proprio ruolo.
    L’idea che spetti alla Magistratura non perseguire i reati, ma anche, probabilmente soprattutto, le intenzioni politiche.
    La trasformazione delle idee politiche in reato.
    Dell’azione politica come forma di reato.
    Dell’attività politica come attività, tecnicamente, criminale.
    L’accusa del Pm si basa su un assunto: Lucano avrebbe creato quel sistema di accoglienza( attenzione, attenzione, qui non importa che quel sistema piaccia o no, non è questo il punto!), non per accogliere, ma per costruire una macchina di consenso politico.
    Porta gli immigrati, per creare lavoro, per avere consenso.
    Questa è una aberrazione che si ripete da troppi anni nei tribunali.
    Una volta un Pm mi interrogò, c’era di mezzo un’opera pubblica, e mi chiese: “ secondo lei qual è il limite oltre il quale il finanziamento pubblico, di un opera pubblica, da parte di un politico, è finalizzato alla costruzione del consenso e non del bene pubblico?
    Non spetta a lei stabilirlo. Risposi.
    Ma cosa c’entra, ho aggiunto , è evidente che, in democrazia, un politico, cerca il consenso.
    È evidente.
    Solo nelle dittature il consenso non è necessario.
    E se la ricerca del consenso diventa reato, alla dittatura siamo molto vicini.
    Non importa che sia una ricerca di destra o di sinistra. Pro immigrati o contro i migranti. Pro spesa pubblica o contro la spesa pubblica.
    Non importa.
    E comunque lo decide chi vota, in democrazia, il verso dell’azione politica. La direzione più stato o quella meno stato.
    Più immigrati o meno immigrati.
    Se lo decide un magistrato non è più democrazia.
    Ciò detto, la cosa orrenda è che parte della sinistra scopra adesso, sul caso Lucano, le aberrazioni della cattiva giustizia.
    Ed è altrettanto sciagurata la reazione di una certa destra, che usa questo caso per la propria propaganda politica.
    Non per giustizia. Ma per propaganda.
    Terribile.
    È una sentenza politica, si dice
    Casomai è una sentenza di cattiva politica.
    Pessima.
    Non spreco parole per dire quanto io sia distante, politicamente, da Lucano.
    Non importa adesso, per quel che voglio dire.
    È una sentenza che mi fa venire i brividi.
    Figlia di un pregiudizio ideologico, antidemocratico, dispotico, di un certo modo di intendere la funzione della Magistratura.
    Il rapporto fra Magistratura e politica.
    Una forma nazistoide, di superiorità morale, forsanche naturale, biologica, alla Davigo, di concezione di se, della superiorità del proprio ruolo.
    L’idea che spetti alla Magistratura non perseguire i reati, ma anche, probabilmente soprattutto, le intenzioni politiche.
    La trasformazione delle idee politiche in reato.
    Dell’azione politica come forma di reato.
    Dell’attività politica come attività, tecnicamente, criminale.
    L’accusa del Pm si basa su un assunto: Lucano avrebbe creato quel sistema di accoglienza( attenzione, attenzione, qui non importa che quel sistema piaccia o no, non è questo il punto!), non per accogliere, ma per costruire una macchina di consenso politico.
    Porta gli immigrati, per creare lavoro, per avere consenso.
    Questa è una aberrazione che si ripete da troppi anni nei tribunali.
    Una volta un Pm mi interrogò, c’era di mezzo un’opera pubblica, e mi chiese: “ secondo lei qual è il limite oltre il quale il finanziamento pubblico, di un opera pubblica, da parte di un politico, è finalizzato alla costruzione del consenso e non del bene pubblico?
    Non spetta a lei stabilirlo. Risposi.
    Ma cosa c’entra, ho aggiunto , è evidente che, in democrazia, un politico, cerca il consenso.
    È evidente.
    Solo nelle dittature il consenso non è necessario.
    E se la ricerca del consenso diventa reato, alla dittatura siamo molto vicini.
    Non importa che sia una ricerca di destra o di sinistra. Pro immigrati o contro i migranti. Pro spesa pubblica o contro la spesa pubblica.
    Non importa.
    E comunque lo decide chi vota, in democrazia, il verso dell’azione politica. La direzione più stato o quella meno stato.
    Più immigrati o meno immigrati.
    Se lo decide un magistrato non è più democrazia.
    Ciò detto, la cosa orrenda è che parte della sinistra scopra adesso, sul caso Lucano, le aberrazioni della cattiva giustizia.
    Ed è altrettanto sciagurata la reazione di una certa destra, che usa questo caso per la propria propaganda politica.
    Non per giustizia. Ma per propaganda.
    Terribile.
    Sergio Pizzolante
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