• “Non ha studiato”. Così Telese smonta Saviano: “Volgare e superficiale”

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    La sua storia personale e professionale non ha segreti: genero dell’ex segretario del Pci Enrico Berlinguer, il giornalista Luca Telese ha sempre manifestato le sue simpatie per la sinistra. Vicedirettore del giornale The Post International e volto noto di La7, nel 2006 pubblicò Cuori neri, libro dedicato ai ventuno giovani di destra uccisi negli anni Settanta dagli estremisti di sinistra, e oggi critica aspramente chi a sinistra, come lo scrittore Roberto Saviano, fa propaganda sul fascismo pur di attaccare il nuovo governo.

    L’ossessione del fascismo

    In una lunga intervista a Libero Telese spiega chiaramente che Giorgia Meloni “non c’entra nulla con Salò e la Repubblica Sociale”. “La sinistra che le dà della fascista non conosce la sua storia, oppure fa un errore di comodo, consapevole, per combatterla, affibbiandole l’etichetta di fascista”, ha argomentato il giornalista ricordando che la leader di Fratelli d’Italia si è formata nel Fronte della Gioventù dove i simboli del fascismo e della Rsi erano appunto proibiti. Si trattava di politici in erba che guardavano oltre, considerando il passato, senza abiurarlo, solo un aspetto nostalgico. Nonostante questo, la sinistra continua ad accusare la neo premier di avere simpatie per il fascismo.

    Proprio per zittire una certa sinistra, a detta di Telese, la Meloni “dovrebbe festeggiare il 25 aprile”. Esattamente come fece l’allora premier Silvio Berlusconi nel 2008. “A Onna, dopo il terremoto, tenne il suo discorso con il fazzoletto da partigiano al collo e raggiunse il picco di popolarità della sua storia politica”. Alcuni dei suoi già lo fanno. Telese ricorda appunto Alessandro Tomasi, il sindaco di centrodestra di Pistoia, che da anni va in piazza il 25 aprile per festeggiare in fascia tricolore la Liberazione dal nazifascismo. Per il giornalista, molti elettori di sinistra si sentirebbero definitivamente rassicurati dalla Meloni e i suoi detrattori non potrebbero più fare demagogia.

    La Fiamma e l’identità politica

    Sulle polemiche relative alla presenza della Fiamma nel simbolo di Fratelli d’Italia Telese è chiaro nell’affermare che sarebbe ridicolo nascondere le identità”. “Anche perché la Fiamma è almirantiana, non è un simbolo del Ventennio”, rimarca il giornalista facendo notare nettamente che “la sola cosa che, in linea teorica, avrebbe potuto rimandare a Salò era la base trapezoidale su cui campeggiava la scritta Msi, perché era un richiamo esplicito alla bara di Mussolini, sempre in vita”. Ma anche questa è stata tolta.

    La questione dell’identità è essenziale per Telese. Una virtù che manca alla sinistra di oggi. “Insieme a un ideologismo tardivo – ha ammesso – è la malattia di quella parte politica. E di questo passo si continuerà a sbagliare. Il Pd cercherà un Papa straniero che tenga insieme i cocci e poi lo farà fuori”. In più, secondo il giornalista, ci sono le grancasse della sinistra che fanno danni irreparabili.

    Saviano e gli studenti in piazza

    Dell’ideologia della sinistra lo scrittore Roberto Saviano è sicuramente un esempio più che tangibile. Tutti i giorni attacca la Meloni a livello personale. In passato è addirittura arrivato ad apostrofarla con l’insulto “bastarda” commentando le sue posizioni in tema di lotta all’immigrazione clandestina. Per Telese quella dell’autore di Gomorra è “una posizione volgare e superficiale”. “Saviano disprezza la politica e la tratta come se fosse un capitolo di Gomorra. Non ha studiato questa storia e non ha le coordinate”, argomenta il giornalista. Che poi dà una lezione di politica a Saviano: “Puoi criticare la Meloni perché impedisce gli sbarchi ma non puoi dire per questo che è fascista, perché nel mondo ci sono centinaia di partiti antifascisti schierati contro l’immigrazione clandestina”.

    Nell’intervista a Libero Telese ne ha anche per i giovani studenti che scendono in piazza per protestare contro il governo di centrodestra. “Cazzoni chic – ha concluso – che hanno bisogno di benzina facile per alimentare il loro odio, che poi è l’unico modo che hanno per darsi un’identità”, ha commentato. Per poi cgiosare con asprezza: “Sono caricature degli anni Settanta e, per dirla come Marx, quando la storia si ripete due volte, la tragedia diventa farsa. L’accusa di fascismo oggi non è nulla di più di una scusa per espellere qualcuno dal campo, un cartellino rosso”.


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