• Non lamentiamoci più delle allerte “eccessive”

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    Prevedere dev’essere uno dei mestieri più ingrati del mondo. Soprattutto il giorno dopo. Quando ciò che è stato «divinato» è ormai disatteso (per eccesso o per difetto) e tocca rispondere alla rabbia sputata da ovunque e da chiunque. Specie se le allerte gialle si sono rivelate troppo blande o quelle rosse eccessive. Nel primo caso, a «ballare» tra il previsto e il non previsto sono vite umane, case, palazzi… tutto ciò che la furia sottovalutata si inghiotte e trasforma in catastrofe naturale. Nella seconda eventualità, sono in genere danni più «marginali» come introiti mancati o disagi evitabili. Ma la cosa incredibile è che sembrano scatenare la stessa cieca indignazione. Nessuno mai che sia disposto a capire quanto sia complicato districarsi tra soli malaticci e cieli neri, riscaldamenti globali, maree imbizzarrite e mondi che si rovesciano a vomitare tempeste e afe e siccità. Nessuno mai che sia disposto a capire quanto siano complicati gli strumenti e i mezzi e perfino i modelli fisico-matematici ai quali si rifà chi deve prevedere certe cose. Il giorno dopo, ad aspettative disattese, si tende ad accusare una sorta di entità astratta come se avesse agitato maldestramente la bacchetta magica e ne fosse fuoriuscito l’incantesimo sbagliato. Un po’ come se gli esperti in questione, quelli che dovrebbero sapere, avvisare, avere presagi acuti, possedessero poteri «veri». Qualcosa di lievemente sovrannaturale, come quelli che, camminando per strada, vengono seguiti da gatti che si muovono elastici, con le schiene inarcate o da cani che prendono inspiegabilmente a trotterellargli dietro. Il nostro è il Paese delle grandi colpe e delle grandi dimenticanze. Si tende a demonizzare con violenza e a scordare tutto con la stessa inspiegabile brutalità. In mezzo non c’è spazio praticamente per altro, tantomeno per riflettere. Ci piace l’indignazione, ci piace atteggiare le facce a solidarietà ad argomento caldo, ci piace passare oltre in fretta, molto in fretta: sia con l’indignazione che con la solidarietà. Malediciamo (atteggiamento tipicamente scientifico) se «chi avrebbe dovuto» non ha capito che stava per abbattersi la catastrofe, e malediciamo anche se «chi non avrebbe dovuto» ci ha impedito di andare a sciare quando in fin dei conti non c’era alcun pericolo effettivo. «Piove governo ladro» dev’essere nato così, in realtà. Dalla perfetta unione di due capri espiatori (i politici e i meteorologi) a spiegare tutto ciò che non siamo in grado di capire ancora prima che di accettare. Noi che poi malediciamo…


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