“Non mi chiamo ‘Di Maio’…”. Così Renzi boccia l’ammucchiata

Ago 3, 2022

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L’ammucchiata di centrosinistra, dove Enrico Letta si è nominato “magnete”, rischia di portare più problemi che benefici al segretario dem, convinto che per vincere le elezioni basti una somma aritmetica. Mentre, però, già si sollevano i malumori per le concessioni fatte dal leader del Partito democratico a Carlo Calenda, uno dei più critici per il campo largo anomalo che si sta formando a sinistra è Matteo Renzi, che non sembra avere alcuna intenzione di unirsi al gruppetto ma preferisce correre da solo, mettendosi come obiettivo lo sfondamento dello sbarramento del 3%. Ospite di Controcorrente su Rete4, il leader di Italia viva ha spiegato chiaramente la sua scelta: “Andremo a chiedere agli italiani di avere i voti necessari per entrare in Parlamento, serve il 3%, e potremo fare la differenza“.

Un obiettivo fattibile per Matteo Renzi, che sa anche già dove andare a pescare ulteriori voti per il suo partito: “Possiamo essere la sorpresa, possiamo raccogliere anche i delusi di Azione. Uno si iscrive ad Azione e si ritrova con Rifondazione“. E poi, con il duplice obiettivo di sferzare Luigi Di Maio, Enrico Letta e Carlo Calenda, Matteo Renzi affonda: “Non è che se mi dicono ‘ti diamo un seggio’, il ‘diritto di tribuna’, ‘ti diamo tre posti’… Io mi chiamo Matteo Renzi, io non mi chiamo Luigi Di Maio. Io, del diritto di tribuna, sa cosa me ne faccio? Siamo in fascia protetta, non lo posso dire“.

Un tema sul quale Matteo Renzi è tornato anche questa mattina, per evidenziare le ipocrisie e le incoerenze di Enrico Letta e di tutti quelli che, pur di avere una poltrona a Montecitorio o a Palazzo Madama, sono pronti a rinnegare tutto, perfino se stessi: “Letta ha proposto il diritto di tribuna. Che significa? Un posto garantito come capolista del PD a tutti i leader dei partiti in coalizione. Così entrano in Parlamento. Pare che al momento abbia accettato di prendere questo posto e correre con il simbolo del Pd, Luigi Di Maio. Amici miei, ma la dignità dov’è?“. Stando a quanto riferisce Renzi, pur di avere nel suo “gruppone” anche Iv, Letta aveva proposto il diritto di tribuna anche all’ex premier: “ho lasciato il PD perché non condividevo le idee di quel gruppo dirigente. Io non mi faccio adesso candidare da quel partito per salvare una poltrona. Le idee valgono più dei posti. Per me la politica è un ideale, non un centro per l’impiego“.

Nella giornata di ieri, subito dopo l’annuncio della firma del patto tra Enrico Letta e i suoi nuovi alleati, Matteo Renzi aveva commentato: “Con oggi si fa definitivamente chiarezza, nel senso che Pd-Azione-Fratoianni-Di Maio hanno messo insieme un’alleanza, la rispettiamo, offrono il diritto di tribuna alle liste che si collegano, che è di gentilezza squisita ma in politica si sta insieme sulle cose“.


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