“Non tocca le correnti”. Renzi bacchetta la Cartabia e i giudici

Giu 16, 2022

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    Troppi innocenti che finiscono in carcere, troppi magistrati che continueranno a non pagare per i propri errori. Matteo Renzi, nella dichiarazione di voto sulla riforma del Csm al Senato torna ad attaccare il “sistema” messo a nudo dall’ex presidente dell’Anm, Luca Palamara. Il provvedimento approvato dall’aula di Palazzo Madama senza i voti di Italia Viva, che ha scelto di astenersi, “non è dannoso”, spiega l’ex premier, ma non è neppure “utile” a scardinare certi meccanismi. “La sua – ha detto rivolgendosi al ministro della Giustizia, Marta Cartabia – è una riforma serve meno di quello che speravamo”.

    Il motivo è che “non tocca il potere delle correnti” e neppure il nodo della “responsabilità dei magistrati per cui chi sbaglia spesso non paga”. “La separazione dei poteri – è la stoccata lanciata dal leader di Italia Viva – non si fa soltanto con il potere politico che rispetta i limiti del potere giudiziario, ma anche evitando che il potere giudiziario definisca le regole e le norme attraverso un’incredibile e massiccia presenza dei magistrati negli uffici tecnici dei ministeri che fanno e disfanno le leggi”. L’attuale Guardasigilli non c’entra, sottolinea Renzi, che se la prende invece con l’ex ministro Alfonso Bonafede: “Negli ultimi trent’anni ogni giorno ci sono stati tre innocenti finiti in carcere mentre lui sosteneva che questo non fosse possibile”.

    “E non è vero – accusa Renzi – che non paga nessuno: non pagano quei magistrati che sbagliano ma paga lo Stato che ogni anno sborsa tra i 25 e i 30 milioni di euro di danni. Soldi che non risarciscono il dolore di chi finisce in carcere ingiustamente e che vengono presi dalle tasche dei contribuenti”. “Questa riforma non cambia assolutamente niente in questo” e “non è il passo avanti che serviva”, sottolinea ancora l’ex premier. E il danno non è per i “politici”, rimarca, ma per “quel cittadino a cui viene sottratta la possibilità di vivere se incappa in un provvedimento da innocente e non riesca a provare la sua estraneità se non dopo tanti anni”. Non è la politica che vuole fermare la magistratura, tuona Renzi, ma gli stessi giudici politicizzati. Fa l’esempio di Falcone: “Erano parti della magistratura e del Csm che dicevano che non aveva l’autorevolezza e l’indipendenza per guidare la lotta alla mafia, le stesse che oggi dovrebbero fare mea culpa”.

    “Quando espressioni di correnti organizzate parlano di cordone sanitario contro avversari politici indipendentemente dai reati ma per le scelte che i politici fanno, il silenzio delle istituzioni è grave”, attacca. E rivolgendosi ancora al ministro mette in guardia sull’errore di “far passare il messaggio che il caso Palamara si possa chiudere con un capro espiatorio”. “È la negazione della giustizia, – dice – la giustizia si fa quando si dice la verità, non quando si trova uno che paga per tutti”. “Le modalità con cui il Csm ha agito sono le stesse con cui si continua ad agire e si è agito in questi anni”, va avanti Renzi. E passa agli esempi: “Quando procura della repubblica ignora l’allarme di un carabiniere che scrive che un genitore sta per ammazzare la moglie e il figlio e quella procura si preoccupa di arresti mediatici ignorando la segnalazione e poi quel figlio viene ucciso non si possono soltanto inviare gli ispettori, qualcuno deve pagare”.

    Poi c’è lo scandalo Mps e il mistero della morte di David Rossi con le “indagini fatte in modo vergognoso o superficiale” o il caso dei giudici accusati di molestie sessuali “sanzionati con la perdita di due mesi di anzianità”. L’appello di Renzi è quindi alla politica che deve essere meno “pavida”. E a quei sette milioni di italiani che hanno votato sì al referendum e che vengono considerati una minoranza dice: “Sono proprio le minoranze a fare le battaglie sui diritti, ed è per questo che saranno decisivi per avere una giustizia giusta e un Paese diverso”. Infine, la stoccata al Movimento 5 Stelle sulle assoluzioni nel processo per le consulenze d’oro in Banca Etruria: “Qualcuno potrebbe chiedere scusa alla famiglia Boschi, ma non lo farà”.


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