Non toccateci la rinascita del Natale

Salviamo il nostro Natale. Anche con la mascherina e l’amuchina sulla slitta, lasciamo che il vecchio con la barba vestito di rosso porti i regali ai nostri figli depressi. Mai come ora i piccoli, ma anche noi grandi, abbiamo bisogno di fiaba. Soprattutto abbiamo il bisogno rassicurante della nostra tradizione. Abbiamo fatto battaglie per difendere i crocefissi nelle nostre scuole, in nome di un’integrazione che non vuol dire rimozione delle nostre radici, ora dobbiamo impedire che della festa più importante della cristianità ne parlino solo tecnocrati e virologi. Presto il premier ci darà per decreto le regole, quando uscire, come andare alla messa di mezzanotte, quante persone poter far sedere alla tavola un tempo segno della festa della famiglia che si riunisce. Congiunti, primo grado, secondo grado, come se gli affetti fossero disciplinati dall’onnivora normatività normalizzante di un protocollo. Tutto in nome di un virus che tutti vogliamo combattere, ma senza rinunciare alle radici del nostro modo di vivere. Per anni, appena emigrato a Milano, ero in turno di conduzione per il tg e per anni la sera del 24 sono stato accolto nelle case di chi mi voleva bene. Nel concetto di «tuoi» c’è cristianamente l’amore per l’altro, il prossimo che ora deve essere distanziato ma non annullato. Ci diranno quando, dove, fino a che ora potremo comprare i doni per le persone a cui vogliamo bene e quelle con le quali vogliamo tenere buone relazioni. Certo, in un momento così drammatico per la nostra economia, anche salvare l’aspetto commerciale delle feste è importante, anzi vitale. Ma non c’è solo questo. Una sera di qualche anno fa, ho sentito nell’omelia di un parroco meneghino in prima linea, una riflessione illuminante. È un bambino che viene al mondo per salvare l’umanità, con la forza, la trasparenza, il candore di un piccolo essere, comunque piccolo anche se sacro. È quel bambino che forgia il futuro con il suo sguardo, che fonda il nostro umanesimo e la nostra umanità di cristiani occidentali. Poi, come uomini del ventunesimo secolo, crediamo nella scienza e ci togliamo il cappello di fronte a quelli che forniranno all’umanità il vaccino, o i vaccini, per combattere il Covid e tornare alla nostra vita senza danni irreversibili. Attendiamo ora una sorta di Rinascita, con fiducia, e proprio per questo non toglieteci il senso vero e profondo del nostro Natale.



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