“Numeri risibili”. Se i ricollocamenti continuano ad essere un flop

Condividi l'articolo

L’escalation dei toni è iniziata ieri con il portavoce del governo francese Oliver Véran che, dopo le pressioni della Commissione Ue per far sbarcare i migranti recuperati dalla nave Ocean Viking, aveva accusato l’Italia di comportarsi in modo “inaccettabile”, chiedendo a Roma di “svolgere il suo ruolo” e “rispettare gli impegni europei” facendosi carico dei 230 stranieri a bordo. Oggi è arrivata la ripicca: la nave della Ong francese Sos Mediterranée approderà a Tolone in via del tutto eccezionale, ma Parigi non si farà carico dei ricollocamenti di circa 3.500 migranti che avrebbe dovuto accogliere nell’ambito dell’accordo raggiunto lo scorso giugno a Bruxelles, che impegnava 19 Stati Ue, tra cui la Francia, a farsi carico di un totale di 10mila stranieri soccorsi lungo la rotta del Mediterraneo Centrale e Occidentale.

Non solo. Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha invitato “tutti gli altri partecipanti”, Germania in primis, a sospendere i ricollocamenti dei profughi dall’Italia, annunciando un “rafforzamento dei controlli alle frontiere” e ritorsioni sui rapporti bilaterali tra Roma e Parigi. Alla faccia della solidarietà europea, verrebbe da dire. La risposta dell’omologo italiano Matteo Piantedosi è stata altrettanto netta. “La reazione che la Francia sta avendo di fronte alla richiesta di dare accoglienza a 234 migranti, quando l’Italia ne ha accolti 90 mila solo quest’ anno, è totalmente incomprensibile”, ha scritto il capo del Viminale in una nota. “Quello che non capiamo – ha aggiunto – è in ragione di cosa l’Italia dovrebbe accettare di buon grado qualcosa che gli altri non sono disposti ad accettare”.

Il meccanismo varato lo scorso giugno sotto la presidenza francese dell’Ue, che Parigi oggi mette in discussione, a dire il vero, già stentava a decollare. Gli impegni presi nel Consiglio Giustizia e Affari Interni prevedevano azioni concrete sia in termini di accoglienza che, in alternativa, di supporto finanziario. Finora però l’Italia ha potuto beneficiare soltanto del trasferimento, ad ottobre, di 74 migranti verso la Germania, del ricollocamento di 38 migranti ad agosto in Francia e del supporto del Lussemburgo che, sempre un mese fa, ne ha accolti 5. In totale, su 90mila stranieri arrivati nel nostro Paese soltanto 117 hanno preso il volo verso altri Stati dell’Ue.

Percentuali da zero virgola, definite dal ministro “assolutamente insufficienti”. “Si vuole imporre il principio che l’Italia sia l’unico approdo d’Europa possibile per gli immigrati illegali, determinando così un flusso di ingressi in notevole crescita in questi ultimi tre anni”, ha osservato Piantedosi, che accusa l’Europa di aver lasciato l’Italia da sola ad affrontare il problema dei flussi migratori. Negli anni precedenti, infatti, non è andata meglio. Il sistema istituzionalizzato con l’accordo di Malta del settembre del 2019 ha portato al ricollocamento di 1273 richiedenti protezione internazionale. Di questi 561 sono stati accolti in Francia, 396 in Germania, 132 in Portogallo, 32 in Spagna, 73 in Irlanda, 29 in Lussemburgo, 12 in Finlandia, 17 in Romania, 16 in Lituania, 5 in Slovenia.

Peccato che dal primo gennaio del 2019 ad oggi in Italia ne siano arrivati, secondo i dati del Viminale, oltre 200mila. Anche per questo, come ha sottolineato il ministro, “il nostro sistema di accoglienza è in gravissima difficoltà”. “È evidente – ha concluso Piantedosi – che l’Italia non potrà dare la propria adesione a soluzioni per un Patto europeo non adeguatamente bilanciato tra misure di solidarietà e di responsabilità. I Paesi di primo ingresso non possono da soli sopportare l’onere di una responsabilità esclusiva nella gestione dei flussi”. Di fronte ai dati “risibili” delle relocation il governo italiano auspica quindi che si volti pagina e si arrivi ad una gestione europea realmente solidale e condivisa.

“Bisogna rivedere i meccanismi puntando su regole e sicurezza”, spiegano al Giornale.it fonti vicine all’esecutivo. “Dobbiamo arrivare a partenze regolari e sicure, anche a beneficio degli stessi migranti. L’Italia non deve essere lasciata sola”, è il ragionamento. Ad esprimere lo stesso concetto, nei giorni scorsi, è stata anche una voce autorevole, quella di Papa Francesco. Uno che non può certo definirsi un fan di Giorgia Meloni.


Fonte originale: Leggi ora la fonte