Nuove misure per l’energia. Caccia al gas con l’Eni

Apr 25, 2022

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    La centralità dell’Eni nella diversificazione degli approvvigionamenti energetici non è confermata solo nella politica delle recenti missioni governative in Africa. Ma anche quando la società gioca in casa. Lo si vedrà giovedì prossimo, quando Mario Draghi dovrebbe riunire il consiglio dei ministri per varare un pacchetto energia di ampio respiro.

    Tra le misure che il governo deve varare ci sono anche le norme che permettono all’Eni di procedere nei progetti Argo e Cassiopea, i giacimenti nel mare di Sicilia di fronte alla costa gelese, in fieri già dal 2014 e con l’impianto del trattamento del gas in costruzione dal settembre scorso, ma poi parzialmente interdetti dai perimetri fissati dal Pitesai (il «piano regolatore» nazionale delle estrazioni). Con i provvedimenti in arrivo (che secondo il Sole 24 Ore non comportano variazioni del Pitesai, ma solo «emendamenti di dettaglio»), entro il 2024 i giacimenti siciliani, insieme con quelli del medio Adriatico, porteranno due miliardi di metri cubi di gas nazionale aggiuntivi. Nei piani del governo e del ministro Roberto Cingolani in particolare, ci sono anche le centrali a carbone, per elevare al 100% la capacità produttiva oggi ridotta a 70-75% dei tre siti dell’Enel di Fusina, Torrevaldaliga, Brindisi e di quello di A2a a Monfalcone. Alimentando totalmente a carbone la produzione si stima un minor consumo di gas nell’ordine dei 3,5 miliardi di metri cubi l’anno.

    Nel consiglio dei ministri previsto giovedì, oltre alle norme sul gas, calibrate sull’obiettivo finale di «trovare» 29 miliardi di metri cubi per sostituire l’import russo, sono previsti altri interventi legati all’emergenza energia. Si parla di politiche di riduzione dei consumi energetici, privati e pubblici, con lo studio di un piano di distacco di industriali che permetta di risparmiare altri tre miliardi di metri cubi di gas senza causare lockdown di sistema. C’è poi il capitolo «semplificazioni»: servono nuove norme per sbloccare gli iter autorizzativi delle sovrintendenze rispetto alle istallazioni di fonti rinnovabili (eolico, idro, solare). È atteso, in proposito, il contributo normativo del ministro della Cultura, Dario Franceschini.

    Altro capitolo è quello del taglio delle accise sulla benzina, in scadenza il 2 maggio, che il governo vorrebbe rifinanziare per altri due mesi, fino alla fine di giugno. Per questo periodo, posto che il primo mese è costato quasi 600 milioni, il taglio delle accise e le minori entrate sull’Iva relativa costerebbero ben oltre un miliardo.

    E sul tavolo c’è anche la richiesta dei settori edilizi per interventi mirati a contrastare la crisi degli appalti, legata all’aumento dei costi di tutti i tipi di materie e dei trasporti. Circolano ipotesi di costi, per le casse pubbliche, nell’ordine di un altro miliardo.


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