Open Arms, l’ex 5s che può scagionare Salvini

Set 7, 2021

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    Da Conte alla Lamorgese, da Di Maio a Toninelli, dal comandante della Open Arms all’ex premier maltese Joseph Muscat, fino all’ex vicepresidente del consiglio di presidenza libico, Ahmed Maitig. Scorre per 31 nomi la lista dei testi che la difesa del leader del Carroccio Matteo Salvini ha chiesto di convocare davanti alla seconda sezione penale del Tribunale di Palermo, dove dal 15 settembre inizieranno le udienze del processo per il caso Open Arms, che vede Salvini accusato di sequestro di persona e rifiuto di atti di ufficio.

    L’allora titolare del Viminale, per i pm siciliani, nel 2019 avrebbe «sequestrato» per giorni 147 migranti, ma lui e il suo avvocato difensore, Giulia Bongiorno, hanno sempre respinto quell’accusa. Sostenendo la non competenza dell’Italia, che avrebbe temporeggiato solo in attesa di un accordo Ue sulla ridistribuzione di quei migranti. Ci sono dunque l’ex premier Conte e il successore di Salvini al Viminale, Luciana Lamorgese, e oltre a Di Maio e a Toninelli ci sono anche gli ex ministri Tria e Moavero, il capo del Dis Elisabetta Belloni, l’attuale sottosegretario all’Interno Nicola Molteni e il suo ex omologo Stefano Candiani. Ma soprattutto c’è Stefano Lucidi (nella foto), eletto per due volte al Senato per il Movimento Cinque Stelle e poi passato a fine 2019 alla Lega. E proprio Lucidi, da insider pentastellato, sarebbe uno degli assi nella manica per la difesa, dimostrando che la prima anomalia è la presenza alla sbarra del solo Salvini, non accompagnato da altri esponenti di un governo che, a quanto potrebbe raccontare proprio Lucidi, secondo la difesa del leader del Carroccio, non solo condivideva in toto la linea sui migranti dettata da Salvini, ma addirittura, spiega una fonte all’Adnkronos, si sarebbe in alcuni casi spinto anche oltre in qualche suo elemento, tanto che, per esempio, «l’ex ministro alle Infrastrutture Toninelli avrebbe voluto scavalcare Salvini». Ogni nome è funzionale, per la Bongiorno, a spiegare quello che succedeva in quei concitati giorni di agosto del 2019, e Conte e Moavero, per esempio, dovrebbero confermare che stavano lavorando alla redistribuzione dei migranti a bordo del vascello battente bandiera spagnola, e che dunque quei giorni di mancato sbarco erano finalizzati a questo, non a sequestrare chicchessia.

    Anche l’ex vicepresidente libico Maitig dovrebbe confermare gli accordi in essere in quei giorni «tra autorità italiane e libiche», e la chiave è cercare conferme alla linea difensiva, che sostiene che vi furono violazioni da parte della nave della ong spagnola Proactiva open arms, e in effetti salta all’occhio, nella lista dei 31, il nome del comandante dell’imbarcazione, Marc Reig Creus, che quindi potrebbe ricoprire il ruolo di testimone oltre a essere già parte civile nel processo che si avvia a cominciare.

    Anche i pm palermitani avrebbero preparato la lista dei testimoni. Tra loro, alcuni «doppioni» della lista salviniana, come Di Maio e Lamorgese.


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