Ore in fila per Elisabetta, l’addio dei sudditi

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Uno sguardo. Il tempo di un pensiero. Un inchino. Così migliaia di persone portano il loro omaggio a Elisabetta II nella cattedrale di St. Giles a Edimburgo: uno dopo l’altro sfilano davanti al feretro avvolto nello Stendardo Reale con sopra adagiata la corona di Scozia. Ed è come se la sovrana rispondesse a ciascuno di loro, con uno di quei suoi sorrisi, di quegli accenni del capo che per 70 anni hanno rassicurato i suoi sudditi. Le lacrime vengono dopo, quando ci si allontana dalla bara, appena è alle spalle, come a realizzare d’improvviso che quella è l’ultima volta. Ed è un’immagine commovente.
 Si sono messi in fila dalle prime ore del mattino, sudditi e visitatori, decine di migliaia come nelle previsioni, determinati a cogliere anche per pochi secondi l’immagine del feretro reale. Ci sono regole precise: bisogna mettersi in coda lungo lo specifico percorso tracciato e delimitato dalle transenne, lungo il quale vengono consegnati dei braccialetti per indicare l’approvato accesso. I responsabili hanno abbondantemente avvertito che le file saranno di ore, ci saranno accurati controlli di sicurezza e viene richiesto un comportamento consono: niente video o foto con i telefonini.
   

Non tutti riusciranno a entrare nella cattedrale nelle 24 ore di esposizione previste. Ma resta per tutti un evento “straordinario”, un “regalo” che la sovrana scomparsa lo scorso 8 settembre ha voluto lasciare a questa città e alla Scozia, a dimostrazione del suo affetto. Ricambiata, sembra, in questa giornata che pur nell’emozione fa del silenzio commosso ancora una volta la sua cifra nel saluto a Sua Maestà. James Mitchell è arrivato con la moglie da poco fuori Edimburgo: “Sono scozzese, sono britannico, la regina Elisabetta ci ha tenuti tutti insieme. Il fatto che sia morta qui è straordinario. Non potevamo non esserci – dice all’ANSA -. Questi ultimi giorni sono stati incredibili e, pur nel cordoglio, eccezionali. Siamo arrivati qui a mezzogiorno ed era già chiaro che nella cattedrale non saremmo entrati, troppa gente, ma va bene lo stesso”. Intanto dalle finestre degli appartamenti lungo il Royal Mile che attraversa la città vecchia si sporgono persone: “Qui non c’è più posto, provate dai nostri vicini, forse loro possono ancora accogliere qualcuno”, dice una ragazza affacciata ad un gruppo di giovani che chiede ospitalità.

“Io credo che mi arrampicherò un po’ qui su questa balaustra”, spiega Nicky Gilbert poco prima che arrivi la processione del feretro partita dalla residenza reale di Holyrood e giunta fino all’estremità della città vecchia. Nicky, che è gallese, è arrivata a St. Andrews questa mattina con suo marito australiano “nato in Rhodesia”, precisa, ovvero l’attuale Zambia ed ex protettorato britannico, come a confermare il suo pedigree da suddito di Elisabetta: “Siamo arrivati intorno alle 11.30 ed era già chiaro che non ce l’avremmo fatta ad entrare in cattedrale. Chiaramente sono un pochino delusa ma non rinuncio a vedere il feretro passare”.
Già oltre un’ora prima che arrivi il corteo tutti gli accessi al ‘Miglio reale’ sono bloccati, non si può più entrare o uscire. Ci sono intere famiglie, scolaresche, molti venuti da fuori città, tanti turisti stranieri. In una caratteristica stradina adiacente, Steve Wright ha un negozio di souvenir: “Nato e cresciuto qui a Edimburgo – si presenta -. Oggi è una giornata incredibile, c’è anche il sole. E’ triste che la regina sia morta. Ma questo è anche l’ultimo regalo che Elisabetta II fa a Edimburgo e agli scozzesi: tutto il mondo ci guarda, guarda la nostra città, che è bella e accogliente. E magari il prossimo anno verranno a visitarla”.
 Intanto il corteo è partito da Holyroodhouse: dietro la bara, disposta a vista sul carro funebre, al suono della cornamusa del Royal Regiment of Scotland seguono a piedi re Carlo III, la principessa reale Anna e i principi Andrea ed Edoardo. Attorno, un fiume di gente. Ancora silenzio e commozione, rotti solo da qualche ‘God bless the Queen’. Poi la cerimonia privata prima che le porte si aprano – oltre un’ora in ritardo rispetto al previsto – e la sovrana venga restituita ai suoi sudditi.
   


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