Pacchi e prodotti inviati dalla Cina: c’è pericolo di contagio? La risposta

Gen 31, 2020

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    L’allarme coronavirus spinge le persone a fare domande altrimenti insolite. Una di questa, sempre più ricorrente, è relativa alla merce che arriva dalla Cina: un pacco spedito dalle zone dove il virus imperversa, può essere pericoloso? Il virus può annidarsi dentro e resistere fino all’apertura in Italia? Se fosse così, non solo gli acquisti online – ormai la grande maggioranza di prodotti vengono materialmente assemblati in cina – ma anche i negozi di casalinghi, elettronica e cancelleria, gestiti da cinese, potrebbero essere fonte di ricettacoli proveniente dall’estremo Oriente. La domanda si è fatta così insistente che la stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha risposto.

    Secondo Christian Lindmeier, portavoce dell’Oms la possibilità va esclusa: “Se io tossisco sulla mano e passo un telefono, per esempio, ci può essere contagio, ma il tempo di sopravvivenza del virus è molto, molto ridotto e forse dopo mezzora non può più contaminare persone”.

    Più sfumata invece la posizione del Centro per il controllo e la prevenzione Usa (Cdc) ha pubblicato una risposta ufficiale. Eccola: “La famiglia dei Coronavirus, da cui deriva il 2019-nCoV, è ancora oggetto di indagine scientifica e molto c’è ancora da sapere su come si diffonda. I casi precedenti di Coronavirus, responsabili di infezioni molto gravi che hanno colpito persone come la Mers e la Sars, vedevano entrambe la loro origine nei pipistrelli (sebbene il nuovo Coronavirus sia più vicino alla Sars che alla Mers)” premette il Cdc, che continua: “Al momento è difficile capire se questo virus si comporterà come fecero in passato la Sars e la Mers, ma è possibile fare riferimento a questi per orientarci su eventuali dubbi. I Coronavirus difficilmente riescono a sopravvivere sulle superfici e di conseguenza il rischio di diffusione tramite prodotti e imballaggi che solitamente vengono spediti per giorni e settimane a temperatura ambiente è molto basso”. Il Cdc dunque dà una risposta tranquillizzante, basata anche sul fatto che non risultano casi di infezione avvenuti tramite il contatto tra pazienti e merci importate dal mercato cinese.