Parrella 4 donne in viaggio nella vita

(di Paolo Petroni) (ANSA) – ROMA, 12 OTT – VALERIA PARRELLA, ”QUEL TIPO DI DONNA” (HARPERCOLLINS, pp. 110 – 16,00 euro).
    Sembrano due romanzi molto diversi quest’ultimo e ”Almarina”, per limitarci all’ultimo, il precedente di Valeria Parrella, eppure, alla fine, sono più simili di quel che appare.
    Il fatto è che questa autrice ogni volta trova la voce, il suono, il linguaggio giusto per la storia e i personaggi che sta raccontando, ma questi personaggi, al fondo, hanno gli stessi problemi, sono un certo tipo di donne, che si mettono in gioco, vitali, che credono nei legami dell’amicizia, la solidarietà e quindi non hanno paura della solitudine e non quel tipo di donna chiusa in ruoli e schemi e che ha paura di restare sola (paura di star male e non aver qualcuno che ti aiuti, paura di aver voglia di sesso e non aver qualcuno).
    Allora Dolores, Camilla, Carola e l’Io narrante hanno molto in comune con la professoressa Elisabetta Maiorano e il modo di affrontare i problemi e gli imprevisti della vita. Donne sole per scelta o caso, guardano comunque avanti, si tengono per mano, colgono le occasioni e anzi lottano senza piegarsi, se necessario, per non perderle. Sono sempre in viaggio, metaforicamente e, in questo ultimo racconto, realmente, avendo deciso di partire per portare con sé Dolores e allontanarla dalla tragedia che ha appena vissuto, e comunque loro, le amiche, con lei. E decidono di andare in Turchia, e ci arrivano nel periodo del Ramadaman, che prendono con la giusta serietà, ma anche la capacità di aggirarlo e viverlo secondo le loro necessità, donne occidentali che di continuo si scoprono ”nude”, ovvero poco vestite, tra chi porta il velo e abiti lunghi.
    Quattro amiche che hanno coscienza di sé, con loro sanno di avere moltissime altre donne, ”un’intera comunità che principiava dalle nostre madri e le madri delle nostre madri.
    Donne che si erano battute per la nostra libertà anche quando ci avrebbero voluto prendere a pantofolate”. Dopo i primi giorni a Istanbul ”fu chiaro che il nostro viaggio non riguardava la superficie degli avvenimenti, la crosta della Terra, bensì il suo rimosso sotterraneo”, sempre in un coincidere di metafora e realtà, con la visita alle città sotterranee della Cappadocia.
    Quattro amiche, simili e diverse, due del segno dei Gemelli che agiscono senza mai pensare alle conseguenze e due Capricorni che pensano sempre come affrontare ogni evenienza: ”e così per tutto il viaggio, per tutta la vita. Noi abbiamo salvato le Gemelli dai casini, loro ci hanno salvato dalla noia”. Quattro amiche fanno una famiglia, se così la vogliamo chiamare, perché i loro legami derivano dall’amore, che alle parentele di sangue ”non ci bada proprio. A queste sottigliezze badano i burocrati e quelli che non si innamorano mai”. Una storia di donne che crescono e che racconta molto delle donne, a cominciare dalla citazione messa in apertura del libro: ”Stringiti alla comunità delle donne, perché quando sarai vecchia saranno loro che ti salveranno: no i maschi”. Ma ciò non vuol dire che non ci si innamori e nel libro è viva la presenza di un certo Massimo.
    Questo romanzo è forse il più diretto, ironico, leggero, sorridente della Parrella, un vero piacere della lettura con la sua positiva forza coinvolgente di verità (che è anche nella lingua: ”non dovevano darmi da parlare”) e pure di malinconia (come potrebbe non essere per chi guarda l’esistenza negli occhi), ma che la malinconia accetta e reagisce e affronta il dolore, anche il più grande come può essere la perdita di una figlia, stringendosi assieme alle altre e lasciandosi andare alla vita che continua, senza dimenticare tutte assieme, volgendo il buio in luce. ”Insomma, nell’indole e nelle prospettive, nell’ottimismo o nel pessimismo, nel credere, decidere, sperare: noi saremo sempre un po’ ragazze”. E ancora: ”Ecco cosa mi stava insegnando quel viaggio: la forza non è essere forti, ma capire quando non puoi esserlo. Proteggersi più che sfidarsi”. (ANSA).
   


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