• Patto Letta-Meloni: nessun inciucio

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    Letta e la Meloni si confrontano nel duello che doveva andare in onda in Rai, da Vespa, prima che l’Agcom bloccasse tutto («non rispetta la par condicio») accogliendo le lamentele dei partiti esclusi. I due leader si affrontano invece online, sul sito del Corriere, moderati dal direttore Luciano Fontana. La polarizzazione della campagna elettorale non dispiace a nessuno dei due, con il segretario Pd che ha anzi cercato di impostarla proprio così per presentarsi come il vero leader anti-destra. Tra i due però i rapporti personali sono buoni (Letta l’anno scorso era stato persino ospite di Atreju) e si vede nel dibattito che, a parte qualche scintilla, non trascende mai nei toni. Al punto che Meloni e Letta arrivano a rispondere all’unisono, in totale armonia, alla domanda se sia immaginabile un governo di larghe intese qualora dal voto non uscisse una maggioranza chiara: «Lo escludiamo», dicono in coro. «È una democrazia sana mantenere un legame con la volontà degli elettori» spiega Meloni, mentre Letta annuisce. Il segretario Pd lo aveva giurato poco prima, mandando un messaggio a Calenda e Renzi che invece lavorano proprio a questo scenario: «Non abbiamo alcuna intenzione di aprire altre stagioni di larghe di larghe intese. Per il Pd o sarà maggioranza o sarà opposizione». Il nero o il rosso, come nei manifesti del Pd («Scegli»). «Due Italie diverse tra loro, che si rispettano» dice il segretario Pd.

    La Meloni ha da eccepire sul rispetto. «Ho visto Letta applaudire Emiliano mentre diceva che in Puglia faranno sputare sangue al centrodestra. Io vengo linciata se alzo la voce in un comizio, ma su questo non si dice niente». La leader Fdi ha fatto training psicologico: «In questa campagna elettorale sto facendo grandi esercizi, perché con il livello di aggressività verso di me alle brutte posso fare il monaco tibetano». Il segretario dem non vede nessuna campagna contro la Meloni (anzi parla di un sistema mediatico che «la accompagna»). Ma per dimostrare che una sua vittoria «ci porterebbe lontano dai valori europei», prova ad attaccarla ai fianchi, dicendo che i suoi alleati hanno rapporti con Putin. La Meloni, più che mai atlantista nella vicenda Ucraina, ha gioco facile: «La posizione di FdI è sempre la stessa: l’Italia ancorata all’Occidente, all’alleanza atlantica, con l’Europa, a difesa dei valori occidentali». E aggiunge un passaggio che è anche rivolto alla Lega: «Le sanzioni alla Russia sono efficaci» dice. «Ma serve un fondo di compensazione per i paesi europei che subiscono le conseguenze». Poi ricorda a Letta che mentre il centrodestra ha un programma di governo in cui è scritto nero su bianco l’impegno in favore di Kiev, i rossoverdi alleati del Pd hanno nel loro programma lo stop all’invio di armi all’Ucraina. Letta lo «spiega» con una girandola di politichese: «Con Fratoianni e Bonelli c’è solo un accordo elettorale a difesa della Costituzione, non un programma di governo». Quindi, sembra di capire, possono avere idee opposte e allearsi in campagna elettorale come se niente fosse. È la strategia del tutti contro il centrodestra per non farli vincere. Per questo guarda con piacere alla crescita del M5s al sud: «Ha effetti interessanti perché toglie voti alla lega e cdx, e rende diversi collegi contendibili per noi».

    I due si pizzicano sui fondi del Pnrr. Per Letta sostenere che va rinegoziato è «da inaffidabili», e accusa Fdi di aver votato contro il Next Generation Ue. La Meloni si irrita: «Non riesci ad evitare fake news neanche in presenza. In alcuni passaggi ci siamo astenuti ma non abbiamo mai votato contro, come raccontate da settimane senza sapere di cosa state parlando». Un altro scambio di colpi è sulle adozioni di bimbi da parte di coppie omosessuali. Contraria Meloni perché «un bambino ha diritto ad avere una mamma e un papà». Ribatte Letta: «Quello che conta è l’amore». E Meloni: «Che c’entra l’amore lo Stato non norma l’amore». E ancora Letta: «No, sei tu che così normi cosa è amore e cosa non è. Siamo su posizioni opposte». All’opposto anche sull’immigrazione, con Letta che evoca lo spettro di Orbàn e la Meloni che chiede di distinguere tra profughi e migranti, e tra immigrati di cui c’è bisogno e clandestini che alimentano il business degli scafisti. Mentre sul disaccoppiamento di gas ed elettricità per calmierare le bollette e sul taglio delle tasse le posizioni non sono lontanissime, l’abisso si apre quando si parla di immigrazione e idea della società. Due Italie diverse, che a volte si rispettano.


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