Pd esasperato dall’estremismo di Conte: con il proporzionale è più facile mollarlo

Mag 4, 2022

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    La misura è colma. «Conte è un caso perso», la battuta rimbalza da una stanza all’altra al Nazareno.

    L’affondo grillino contro il sindaco Pd di Roma Roberto Gualtieri sulla costruzione del termovalorizzatore fa traboccare il vaso.

    Il Partito democratico accelera sul proporzionale, per mollare il leader grillino al suo destino «pacifista e ambientalista». E ora la guerra fredda tra Conte e Letta piomba sulle trattative per le elezioni comunali. Si rimette tutto in gioco. I Cinque stelle erano pronti a entrare nell’esecutivo regionale in Campania per suggellare il patto giallorosso. Letta congela tutto.

    Così mentre il campo largo si restringe le distanze tra Pd e Cinque stelle si allargano. Lo scontro è su più fronti: guerra, inceneritore, giustizia. E c’è chi tra i dem avanza un sospetto: c’è Goffredo Bettini a suggerire le mosse all’ex premier. Lo strappo finale si consuma sull’ambiente. Nel «decreto aiuti» varato dal governo Draghi si dà il via libera al sindaco Gualtieri per il progetto dell’inceneritore. I ministri grillini rompono e non partecipano al voto in Cdm.

    Conte affila le armi. «Si è consumata una scorrettezza gravissima nei confronti del M5s – attacca il leader grillino -. In un decreto con misure da noi invocate è stata inserita dapprima una norma sugli inceneritori, perché fosse agevolata la realizzazione di inceneritori in tutta Italia, ma è stata tolta. Poi è rimasta una norma che è una cambiale in bianco al sindaco di Roma, un’autostrada normativa per realizzare il termovalorizzatore». E poi incalza il premier Draghi sull’invio delle armi a Kiev: «I nostri parlamentari formalizzeranno la richiesta che Draghi venga in Parlamento, siamo una democrazia parlamentare».

    Al Nazareno non ne possono più delle uscite di Conte contro Pd e governo. E per sganciarsi dal M5s si accelera sul proporzionale. Che poi è la legge elettorale inseguita anche dall’avvocato di Volturara Appula.

    Al Nazareno Letta è rimasto l’unico a difendere (senza troppa convinzione) la vocazione maggioritaria dei dem. Il numero due, Peppe Provenzano, è già tra i proporzionalisti ortodossi. E ieri anche il capogruppo alla Camera dei deputati Debora Serracchiani ha messo agli atti la richiesta: «Il maggioritario o il modello di questi anni non garantisce governabilità e rappresentanza adeguata, in questa fase non serve al Paese. Il sistema elettorale è importante per la stabilità del Paese. Non è la soluzione ai problemi dei partiti e della politica ma è uno strumento cui far riferimento soprattutto all’esito del taglio dei parlamentari che chiede di rivedere le regole parlamentari».

    Linea già espressa da tutti big dem al seminario organizzato da Matteo Orfini. E allora si riparte dal testo Brescia: proporzionale secco con sbarramento al 5%. Chi ci sta? Pd e M5s. Forza Italia riflette. La Lega dice no. Ma un varco si apre nel Carroccio. Fdi chiude. «Reintrodurre il proporzionale significa consegnare l’Italia ancora di più all’instabilità» avverte Augusta Montaruli, parlamentare meloniana.

    Una partita che si incrocia con quella principale, tutta interna al centrodestra. I riflettori sono puntati sulla Sicilia. Se si ricompone il quadro con l’accordo Meloni-Salvini-Berlusconi su Palermo e regionali, il proporzionale si allontana. Se regge lo «schema Palermo» – Lega e Fi a sostegno di Francesco Cascio, Fratelli d’Italia dall’altro lato con Roberto Lagalla – la strada verso il proporzionale (con il via libera della Lega) è in discesa.


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