Pd faccia tosta: usa pure i suoi totem

Lug 30, 2022

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La narrativa può essere stravolta se il processo culturale serve ad attaccare il centrodestra in campagna elettorale: il centrosinistra, con il Partito democratico in testa, non si sta facendo troppe remore. Durante questa estate stiamo assistendo a più di qualche cambio di paradigma. Uno di questi riguarda la visione in materia di gestione dei fenomeni migratori. Ieri Repubblica ha aperto sull’«arma» che i migranti potrebbero costituire in relazione all’appuntamento del prossimo 25 settembre.

L’equazione presentata riguarda l’aumento dei flussi dalla Libia. Un exploit statistico che sarebbe dettato dalle operazioni della Wagner, un gruppo di mercenari russi presenti in quelle zone. Al netto del singolo caso (i numeri sono stati smentiti dal sottosegretario del ministero all’Interno Nicola Molteni), può stupire la scelta delle argomentazioni: sino a qualche settimana fa, l’accoglienza garantita erga omnes era un totem degli ambienti progressisti. Ora, il fatto che a partire sarebbero stati «molti più scafi rispetto agli ultimi due anni», comporterebbe una «pressione» imminente sull’Italia e sul resto del Vecchio continente. Un bel cambio di passo, non c’è che dire.

Come corollario, il quotidiano diretto da Maurizio Molinari ha pubblicato un’intervista al parlamentare dem e membro del Copasir Enrico Borghi. «Siamo chiari – ha detto l’esponente del partito guidato da Enrico Letta – l’Italia rischia di essere presa nel mezzo di una tenaglia». Qualcuno, non conoscendo l’intervistato, avrebbe potuto scambiare i toni per quelli di un cosiddetto sovranista ma tant’è. Viene da chiedersi quanto segue: se il centrosinistra fosse, come non è, il favorito dei sondaggi, il ragionamento varrebbe lo stesso?

Tra gli episodi paradossali di queste prime fasi, però, non c’è soltanto la sinistra che associa l’arrivo di un gran numero di migranti a possibili destabilizzazioni del quadro interno delle nazioni: il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano, uno che aveva proposto la rivisitazione della presenza dell’Italia nella Nato, ha mosso delle critiche al presidente Silvio Berlusconi per notizie peraltro rivelatesi prive di fondamento. «Non so se vi è chiara la gravità di queste cose. Un quattro volte presidente del Consiglio, presidente di un partito della coalizione del governo italiano, chiama l’ambasciatore russo in Italia per farsi spiegare la verità sulla guerra», ha scritto via Facebook l’ex grillino che ora ha aderito alla Ipf, la formazione guidata da Luigi Di Maio. Ora, se c’è un grillino (o post grillino) che in questi anni è stato bersagliato per le sue posizioni geopolitiche (si vedano i tanti articoli pubblicati da Il Foglio sul tema), quello è proprio Di Stefano, che non è proprio il primo atlantista del Parlamento.

Per farla breve: sembra di essere nel campo degli ossimori politici. Cosa attendersi? Una raccolta firme da sinistra contro lo ius soli? La fantasia al potere, che le rilevazioni danno abbastanza lontana dal comando, è al lavoro.


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