Pd, la “ditta” cambia lo statuto per favorire la Schlein

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Il Pd spalanca le porte al “papa straniero”. O meglio alla “papessa” Elly Schlein. L’assemblea del partito ha approvato oggi la modifica allo statuto che consente la partecipazione al congresso anche ai soggetti non iscritti al Pd.

Un divieto che era stata voluto dalla “ditta” per evitare che alle primarie del Pd potessero partecipare anche personaggi che nulla hanno a che spartire con i democratici. Quando nacque il Partito Democratico, infatti, vennero istituite le primarie ma si decise che potevano candidarsi solo chi era iscritto al partito. Era una norma fondamentalmente anti-Grillo per impedire al comico genovese di presentarsi alle primarie tant’è che sono rimaste negli annali della politica le parole profetiche di Piero Fassino: “Grillo se vuol fare politica fondi un partito e vediamo quanti voti prende”. Ora “la ditta” dà il benvenuto ai “papi stranieri” adducendo come motivazione l’apertura di una fase “costituente” che dovrebbe dar vita a un nuovo Pd. In pratica si facilita il ritorno dei bersaniani di Articolo Uno, capitanati da Roberto Speranza, e si dà la possibilità alla nuova paladina dei diritti civili di cercare di bloccare l’ascesa di Stefano Bonaccini (che domani annuncerà ufficialmente la sua candidatura). I lettiani, ma alla fine anche la sinistra interna dei recalcitranti orlandiani, pur controvoglia, sosterranno la Schlein nel vano tentativo di perpetuare le loro posizioni di potere. L’ex vicepresidente dell’Emilia Romagna non è certo entusiasta di passare come la candidata sostenuta dalla classe dirigente che ha perso le ultime elezioni Politiche o dal “Bettini” di turno.

In questi casi, però, a entrambi conviene fare di necessità virtù. “Non è certamente la nostra candidata ideale, ma alla gente piace e, se vogliamo avere almeno una chance dobbiamo puntare su di lei”, confida a denti stretti un parlamentare orlandiano. E così il Pd che in Lombardia respinge l’idea di sostenere Letizia Moratti perché estranea alla sua storia cambia il proprio statuto per far partecipare la Schlein. Una donna che è certamente di sinistra, ma che lasciò il Pd nel 2015 dopo averlo fortemente criticato e dopo essere stata una dei leader di OccupyPd, la mobilitazione di protesta contro il governo di larghe intese del 2013. È, dunque, naturale che alcuni dem nutrino il dubbio che la Schlein possa abbandonare nuovamente il Pd, qualora l’esito delle primarie non fosse a lei favorevole. Altri, invece, ritengono che con questa apertura agli “esterni” possa riaffacciarsi il rischio dell’arrivo dei cosiddetti “infiltrati”.

Finché il “papa straniero” è una donna di sinistra, ambientalista che si batte per i diritti Lgbt e che piace ai giovani non vi sono problemi di sorta per “la ditta”, ma cosa succederebbe se anche una Virginia Raggi o un Alessandro Di Battista volessero far parte del nuovo percorso costituente? Ma non solo. Come potrebbero opporsi gli antirenziani del Pd all’ingresso di eventuali riformisti amanti della Terza Via? Solo pochi giorni fa l’eurodeputato Brando Benifei ha sentenziato: “Il nuovo Pd sarà di sinistra. Chi la pensa come Renzi andrà via”. Non proprio un pensiero molto in linea con un partito che, già dal nome, si professa “democratico” e che, visto il clima, è sempre più a rischio scissione.


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