• Pd, l’ora di Schlein. Dietro di lei la Ditta e Franceschini re dei tradimenti

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    Elly Schlein vuole scrivere una «storia nuova» nella sinistra italiana. Ma si affida alla «vecchia ditta».

    La parlamentare, con tripla cittadinanza (italiana, svizzera e statunitense), lancia la scalata al Pd. Partito al quale non è ancora iscritta. E infatti il primo atto di Elly Schlein sarà la sottoscrizione della tessera dei democratici. Al Monk di Roma, l’ex vicepresidente dell’Emila Romagna, annuncia la discesa in campo: «Se lo facciamo insieme io ci sono, non mi tiro indietro, costruiamo insieme questa candidatura per dimostrare che io posso diventare la segretaria del nuovo Pd. Insieme a voi voglio diventare la segretaria del nuovo Pd», annuncia la deputata dem accompagnata dalle note di Bella Ciao.

    Al suo fianco tutta la nomenclatura della sinistra italiana: Letta, Orlando, Franceschini, Zingaretti, Boldrini. Tra i volti nuovi spicca la sardina Mattia Santori, costretto ad accodarsi dopo una fulminante (e non felice) carriera da leader. Le primarie si svolgeranno il 19 febbraio 2023. Al momento gli unici due sfidanti di Elly saranno e il governatore dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini e l’ex ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli. L’orizzonte della sfida di Schlein è la rottamazione del Pd e la costruzione di una cosa rossa nella quale far riconfluire D’Alema e Bersani. Schlein diventa la zattera per la vecchia ditta. È quasi uno scherzo del destino, per lei arrivata in politica grazie alla rottamazione renziana.

    Tra gli sponsor della marcia verso la guida del Pd di Elly c’è, quasi a sorpresa, l’intramontabile Dario Franceschini. L’uomo dei mille tradimenti, pronto a cambiare leader ad ogni congresso. Pare che a favorire il matrimonio tra Schlein e Franceschini sia stata Michela De Biase, moglie dell’ex ministro. Però Franceschini è bravo a fiutare l’aria della vittoria e tuffarsi sempre sul cavallo vincente.

    Stavolta la vittima del tradimento è Andrea Orlando che aveva sperato fino all’ultimo in un asse con Franceschini. Un copione già visto. Da lettiano e bersaniano, l’ex ministro della Cultura passò in un nano secondo sul carro di Matteo Renzi nel 2013. E poi ancora una doppia mossa: appoggiò la nascita del governo Gentiloni nel dicembre del 2016, dopo le dimissioni di Renzi, per poi riappacificarsi con l’ex sindaco di Firenze al congresso del 2017. Un esperto di posizionamenti. Anche dopo la caduta di Renzi alle politiche del 2018, Franceschini fu scaltro a riciclarsi nell’era zingarettiana. Franceschini punta sul carro di Elly. Mandando all’aria l’accordo con Orlando. Il tradimento è servito.

    Cosa farà adesso Orlando? L’ex ministro della Giustizia dovrebbe appoggiare la Schlein. Una parte della sua corrente, con Peppe Provenzano in testa, è già al fianco della parlamentare emiliana. Lui aspetta e non decide: «Se Bonaccini rappresenta il vecchio ed Elly Schlein il nuovo si vedrà nello sviluppo del lavoro del comitato costituente ma a sorpresa le istanze di novità e di cambiamento arriveranno dal mondo cattolico, dal mondo ambientalista» – commenta Orlando ospite del Caffè della domenica di Maria Latella a Radio 24.

    In attesa di Orlando, la marcia di Schlein inizia. Non si torna indietro: «Parte da noi una storia nuova che possa costruire l’alternativa che merita questo Paese. Il governo Meloni ha già dimostrato il suo volto». E subito marca la differenza con il suo sfidante Stefano Bonaccini sull’autonomia differenziata: «Il disegno di Calderoli di autonomia differenziata va rigettato con forza. È un modello che cristallizza le diseguaglianze, che affonda le sue radici nella secessione. Non possono esserci compromessi. Il Paese va ricucito, non diviso ulteriormente».

    Il governatore dell’Emilia si era espresso a favore dell’autonomia differenziata. Eccoli i primi colpi dell’eterno e noioso congresso dem.


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