Per computer quantistici serve tempo, ancora troppi errori

Giu 17, 2022

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    (ANSA) – UDINE, 17 GIU – I primi computer quantistici, Nisq
    (Noisy intermediate-scale quantum), già esistono e li stanno
    sviluppando alcuni dei principali player dell’industria ICT a
    livello mondiale, ma “si tratta di computer con un centinaio di
    qubit ancora troppo rumorosi, cioe’ fanno ancora ‘troppi errori’
    per potersi fidare del risultato”. Tuttavia, “l’era NISQ finirà
    quando avremo un oggetto con circa 10mila qubit e con una
    sufficiente correzione automatica degli errori”. Dunque per
    avere dei computer quantistici, “secondo i più ottimisti
    basteranno dieci anni, più cautamente direi che i più giovani di
    noi vedranno un computer quantistico in opera”. Ne è convinto il
    fisico teorico Pasquale Calabrese, docente alla Sissa di
    Trieste, che di recente ha partecipato a Bruxelles all’ultima
    Solvay Conference on Physics. Un appuntamento prestigioso: vi
    sono intervenuti su invito solo 50 studiosi da tutto il mondo,
    tra cui 4 Premi Nobel.
        “Il tema della conferenza Solvay – spiega Calabrese – era ‘La
    fisica dell’informazione quantistica’, un soggetto che ha
    applicazioni in diversissimi campi della scienza
    dall’informazione nei buchi neri ai futuri computer quantistici,
    passando ovviamente attraverso i sistemi quantistici standard
    quali dispositivi a stato solido e gas ultrafreddi”. Tra i campi
    di applicazione dei futuri computer quantistici, c’è la
    crittografia. “La moderna crittografia fonda su chiavi di
    codifica basata sul prodotto di numeri primi molto grandi che un
    computer normale non riesce a fattorizzare e quindi ad hackerare
    la chiave – spiega Calabrese – e uno dei principali algoritmi
    della computazione quantistica è l’algoritmo di Shor per la
    scomposizione in fattori primi che è molto più ‘efficace e
    veloce’ di quanto potrebbe un algoritmo classico. Un computer
    quantistico potrebbe hackerare qualunque comunicazione classica,
    ma fortunatamente – continua lo scienziato – le università hanno
    già sviluppato la crittografia quantistica che non può essere
    hackerata”. (ANSA).
       


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