• Per Eni pieno di gas in Mozambico, via la prima nave

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    È partito dal Mozambico il primo carico di gas naturale liquido dall’impianto Eni al largo del bacino di Rovuma. Uno step importante nel processo per garantire la sicurezza energetica dei paesi europei e raggiunto in tempi stretti dall’avvio del progetto nel paese africano, ma allo stesso tempo preoccupa la crisi dell’impianto Lukoil di Siracusa con 10mila posti di lavoro a rischio.

    «Questo primo carico rappresenta un nuovo, importante passo nella strategia di Eni che fa leva sul gas come fonte in grado di contribuire significativamente alla sicurezza energetica europea, anche attraverso la crescente diversificazione delle forniture», ha spiegato Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni. «Continueremo a lavorare con i nostri partner per assicurare una tempestiva valorizzazione delle vaste risorse di gas del Mozambico», ha sottolineato ancora l’ad. Il carico sarà destinato al mercato del Sud Europa. Il Mozambico rappresenta una tessera importante nel processo di diversificazione delle fonti avviata dal gruppo energetico e l’Italia vanta un lungo rapporto con il Paese africano. L’impianto Coral Sul ha una capacità di liquefazione di gas pari a 3,4 milioni di tonnellate all’anno. L’Area 4 è operata da una joint venture costituita da Eni, ExxonMobil e Cnpc, con una quota del 70% nel contratto di concessione di esplorazione e produzione dell’Area 4. Le attività di fabbricazione e costruzione dell’impianto sono iniziate a settembre 2018 e sono state completate come da programma in 38 mesi, nonostante le interruzioni causate dalla pandemia e dal Covid.

    Venerdì prossimo, invece, scenderanno in piazza i lavoratori della raffineria Lukoil di Priolo Gargallo per protestare contro il rischio di chiusura. Senza un intervento delle banche o del governo, l’azienda rischia di fermarsi, portandosi dietro tutto il polo petrolchimico di Priolo, in provincia di Siracusa, e 10mila posti di lavoro.

    Dopo l’inizio della guerra, le banche hanno messo «sotto sorveglianza» la Isab che fa capo alla russa Lukoil, tagliando le linee di credito che consentivano all’azienda di comprare petrolio sul mercato. Da diversi mesi, oramai, le raffinerie possono lavorare esclusivamente con il greggio che viene dalla Russia. Ma lo potranno utilizzare solo fino al 5 dicembre, quando scatterà l’embargo e quindi non si potrà più acquistare petrolio russo.


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