Per l’Ocean Viking sbarco blindato. Macron sotto accusa

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Neppure il tempo di veder attraccare la nave Ocean Viking a Tolone, che nella città più militarizzata di Francia era già arrivato lo stato maggiore delle destre francesi: dalla portavoce del Rassemblement National di Marine Le Pen, Laure Lavalette, al leader di Reconquête! Éric Zemmour, con Marion-Maréchal al seguito (la nipote di Marine che ha scelto il noto polemista alle scorse presidenziali). Tutti contro il via libera dell’Eliseo alla Ong. «La Francia ha ceduto, siamo solo all’inizio», il coro.

Se per Sos Méditerranée è «la fine di un calvario» durato tre settimane, per Emmanuel Macron lo sbarco di ieri mattina alle 8,50 segna l’inizio di una via crucis politica; che vede il tema dell’immigrazione centralizzare l’attenzione dei media d’Oltralpe, che interrogano un governo alle prese per la prima volta con procedure di riconoscimento che finiscono per ingenerare un rebus sulla sorte dei migranti (di norma, giungono infatti in Francia con domande già vagliate in Italia).

Il ministero dell’Interno si è affrettato a far sapere che due terzi – 175 su 230 – lasceranno presto l’Esagono per trasferirsi in 11 Paesi, con la Germania che ne accoglierà circa 80; gli altri ripartiti tra Lussemburgo, Bulgaria, Romania, Croazia, Lituania, Malta, Portogallo e Irlanda, Finlandia e Norvegia. A colpire non è stato però solo l’evento in sé: una prima assoluta (Macron nel 2018 respinse la Aquarius, costretta a navigare fino in Spagna). Ma l’escamotage con cui l’esecutivo ha deciso di raccontare ai francesi che non c’è pericolo di fuga, per i migranti, perché sistemati in una «zona di attesa internazionale», con controlli degli 007.

Un medico è salito sulla Ocean Viking prima che la nave attraccasse, scortata poi da navi militari e da un elicottero. Scendono prima le persone con vulnerabilità: donne, bambini e famiglie. Proprio come in Italia. Solo che la Francia non ha scelto un porto a caso, ma il più blindato dell’Esagono, guardandosi bene dal lasciare entrare le telecamere, come invece è successo per giorni a Catania, evitando così che i media potessero riprendere la scena dello sbarco. L’espediente della «base navale militare» nel Sud Est del Paese è stato spiegato dal prefetto: «C’è necessità di coniugare dignità e umanità, ma anche sicurezza, rigore e fermezza». Zona d’attracco inaccessibile ai giornalisti. E ingresso impedito ai media.

La linea oscurantista sul molo ha spinto gli obiettivi delle tv sul sito di destinazione dei libici, nigeriani, ciadiani, maliani e sudanesi. Un comprensorio turistico a 20 km da Tolone, dove in pullman il gruppo è arrivato ieri sera; sorvegliato, in attesa di chiarimenti sulle rispettive posizioni. Nel «villaggio» della piccolissima penisola della Costa Azzurra, Giens, resteranno «venti giorni al massimo», ha precisato il prefetto del Var. Sostanzialmente reclusi. I migranti non andranno in giro sul territorio. «Per le persone la cui richiesta di asilo è manifestamente infondata, che rappresenterebbero un rischio per la sicurezza, attueremo le procedure di allontanamento affinché tornino nel Paese di origine», ha prevenuto Éric Jalon, alto funzionario del ministero dell’Interno. «Già presi contatti con i Paesi di nazionalità dichiarata». Intanto, deputati e militanti protestavano ancora contro il semaforo verde dato all’Ong dall’Eliseo.

Scontro frontale. Non più con l’Italia, ma con un presidente già in difficoltà per la mancata maggioranza in Parlamento. «È un evento gravissimo, scandaloso e storico», ha denunciato Zemmour. «Macron dovrebbe rimandarli a casa e proteggere il popolo da una sommersione migratoria». Con il 7% ottenuto alle presidenziali e nessun eletto, il partito Reconquête! guarda al futuro. Potrebbero esserci elezioni già l’anno prossimo con lo scioglimento anticipato dell’Assemblée. L’imbarazzo del governo è palpabile. «Non è assolutamente colpa dell’Italia», ha dichiarato Zemmour, spiegando che al posto di Giorgia Meloni avrebbe preso la stessa decisione: rifiutare la nave Ong. Quelle Ong «perlopiù complici degli scafisti, che d’ora in poi chiederanno di essere accolte nei porti francesi per colpa di Macron -, chiosa Le Pen – Farli sbarcare, significa incoraggiare tutti a partire verso un Eldorado inesistente».


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