“Perché il lockdown ai No vax sarebbe un errore”

Nov 18, 2021

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    Matteo Salvini e Luca Zaia hanno avuto un cordiale incontro nella serata di ieri a Roma. Tra i vari argomenti affrontati hanno parlato di autonomia, Pnrr, buon utilizzo dei fondi europei, situazione sanitaria, Olimpiadi. In una intervista al Corriere, il governatore del Veneto ha commentato l’ipotesi di un possibile lockdown solo per i no vax, come richiesto a gran voce da altri presidenti di Regione, asserendo che questo “ha oggettivi limiti costituzionali. Dovremmo investire di più sul dialogo convincendo gli irriducibili a vaccinarsi. Comunque, ogni decisione la prenderemo assieme, fra governatori”. Per Zaia sarebbe quindi meglio puntare sul dialogo. Anche perché secondo il presidente, in Italia sarebbe impensabile rendere obbligatorio il vaccino: “Qualcuno può forse pensare che in questo Paese si possano accompagnare i cittadini coattamente a vaccinarsi?”.

    Oggi è in uscita il libro di Zaia che ha come titolo un tormentone datogli da Maurizio Crozza: “Pensiamoci sopra”. Che sarebbe poi il suo intercalare, come ha spiegato lo stesso autore: “Ognuno ha i suoi intercalari e io con Crozza mi sono accorto che ‘ragioniamoci sopra’ è il mio. È un’italianizzazione del veneto ‘ragioneghe sora’. L’ho scelto un po’ per prendermi in giro, un po’ per marketing, e poi Crozza mi piace: fa satira informata. In pandemia, metteva prima il mio punto stampa e poi la parodia. Quelli sono stati mesi duri. Infatti, il sottotitolo è ‘dalla pandemia all’autonomia’, nasce da riflessioni partite allora sul Covid e sulle sue ricadute”.

    Zaia: “Avevamo tutti paura di morire”

    Un libro che però non vuole essere un manifesto politico, ma solo il punto di quanto successo con la pandemia, definita da Zaia “big bang della storia”. Senza tralasciare la parte biografica, perché “nei momenti drammatici, l’essere umano pensa a chi è, da dove viene. Noi amministratori siamo identificati come persone fredde. Non è così”. Zaia ha anche ammesso di aver pianto all’inizio: “È stato tragico perché avevamo tutti paura di morire. Nessuno aveva le istruzioni per l’uso. Quel 21 febbraio 2020, quando mi hanno detto del primo caso di Covid a Vo’ Euganeo, mi sono sentito come se entrassi in guerra. Era il momento di assumersi le responsabilità e io ho preso subito decisioni impopolari. Ma lì ti sostiene l’adrenalina. È come mi diceva mio nonno che ha fatto la guerra: il trauma lo avverti quando ci ripensi a mente fredda”. Come raccontato da Zaia nonno Enrico, classe 1896, era nato in Brasile da contadini veneti.

    Da piccolo è stato bullizzato

    Il governatore ha ricordato anche di aver ricevuto a sei anni la sua prima tuta da meccanico perché il padre aveva un’officina e andava ad aiutarlo, un modo per partecipare alla vita della famiglia. “Ho imparato l’italiano a scuola. Io parlo italiano, penso in Veneto. Ero un bimbo che stava sempre fra gli adulti. Forse per questo avevo qualche problema coi coetanei, sono stato anche bullizzato. Ero l’oggetto di scherno, pieno di lentiggini. Venivo pure pestato. Le prendevo e non reagivo. Non sono mai stato un eroe di prestanza fisica. Da bambino, mi è pesato. Non frequentavo tanti coetanei” ha raccontato il governatore che dopo la scuola era diventato anche Pr di discoteche. Un lavoro rivolto solo al business, perché la sera non usciva mai. Con quel lavoro, affinando le tecniche di marketing, è però riuscito a pagarsi gli studi.

    Il richiamo della politica

    Fino ad arrivare alla politica, alla quale si è avvicinato un po’ per caso, alle elezioni comunali, come ha ricordato. Poi però, il governatore ha raccontato: “Ho sentito come se la comunità si aspettasse che noi ragazzi, laureandoci, riscattassimo il divario fra il popolo e gli altri. Quando, da piccolo, accompagnavo papà a fare le revisioni delle auto, stavamo in fila per ore e ore, poi l’ingegnere, a un certo punto, diceva ‘per oggi basta’ e i meccanici con le mani sporche di grasso non avevano diritto di parola”. Non essendo un libro politico, non vengono citati al suo interno contemporanei, ma solo uomini del passato, come Luigi Einaudi e Alcide De Gasperi.

    Zaia sembra però avere un ottimo rapporto con Matteo Salvini che, come ha ricordato, “ha preso un partito al tre per cento e l’ha portato su, oggi al 18. Ha toccato punte più alte, ma la politica è discese e salite”. Adesso per Zaia “varrebbe la pena concentrarsi meno sul dito e più sulla luna. L’esperienza da amministratore in pandemia mi dice che non abbiamo metabolizzato alcuna riflessione di quei mesi: l’emergenza che resterà è quella sociale, di cui non si parla, con conflitti nuovi e parte della comunità insofferente a ogni regola”. Una cosa il Covid avrebbe dimostrato, ovvero che l’autonomia nella Sanità ha reso possibile limitare i danni: “Qui provo a spiegare che l’autonomia delle Regioni non è egoismo dei ricchi”.


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