• “Perderete”, “Scambi Twitter con la realtà”. Rissa Calenda-Letta

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    Più che fidanzamento, quello tra Enrico Letta e Carlo Calenda è stato un flirt estivo, un amore da spiaggia. Sono stati insieme per cinque giorni e sono anche riusciti a discutere nel frattempo, con tanto di annuncio pubblico in diretta tv. “Enrico lo avevo già informato il giorno prima. Sapeva, perché glielo avevo detto, che non sarei stato nell’alleanza se si fosse siglato con Fratoianni, Bonelli e Di Maio un patto che di fatto rendeva la coalizione un’ammucchiata“, dice oggi Carlo Calenda al Corriere della sera. Lui voleva stare da solo con Enrico, che però dalle colonne della Stampa replica: “Calenda può stare, secondo quello che lui stesso ha detto, solo in un partito che guida lui, in una coalizione di cui è il solo leader e in cui non ci sia nessun altro“. Per altro, Letta rinfaccia pure a Calenda di non averlo chiamato in prima persona: “Ha chiamato Dario Franceschini e poi sono stato io a telefonargli per capire cosa stesse succedendo“.

    Il nodo dei collegi e il veto su Sinistra Italiana

    Il botta e risposta a distanza tra i due ex “fidanzati” prosegue con Calenda che rinfaccia al segretario del Pd di aver “fatto di tutto per essere alleato con Letta, compreso proporgli di dividere i collegi 90% a loro e 10% a noi” ma dall’altra parte gli si rinfaccia di non aver rispettato il patto. “Il primo onore sia rispettare la parola data, vale in politica come nella vita. E non una parola data a casaccio, ma una firma fatta davanti alle telecamere“, rilancia Enrico Letta. Il segretario del Pd, poi, punge il suo ex alleato colpendolo sul suo amore per i social: “Se un politico, un uomo di Stato, fa saltare gli accordi che ha firmato perché ha cambiato idea non c’è più politica, siamo su Twitter, dove si può cambiare idea ogni minuto. Ecco, credo che Calenda abbia scambiato Twitter con il mondo reale“.

    Carlo Calenda fin dall’inizio ha detto che non avrebbe voluto condividere l’alleanza con il M5s o con chi aveva comunque contribuito a far cadere Draghi o chi non lo aveva sostenuto, però poi Enrico Letta ha strizzato l’occhio e stretto la mano a Nicola Fratoianni, facendo crollare il castello di carte che avevano sostenuto. “Hanno semplicemente sostituito il M5S con Fratoianni. Il che non ha senso perché Fratoianni e i 5 Stelle la pensano nello stesso modo su tutto, solo che uno ha il 2% e gli altri il 10. Non si capisce quale sia la logica. Allora tanto valeva tenersi il 10“, fa notare Calenda. Ma Enrico Letta rivendica che nel loro patto ci fosse scritto nero su bianco che il loro fosse un “fidanzamento” aperto anche ad altri: “Calenda ragiona come se non sapesse come funziona questa legge elettorale, che impone di fare alleanze per la parte uninominale. Chi va da solo, sta regalando agli altri la vittoria“.

    “Populisti per stare al governo a ogni costo”

    E a proposito di Twitter, che dopo il programma di Lucia Annunziata è il canale di comunicazione preferito di Calenda, come gli ha fatto notare pure Letta, questa mattina il presidente di Azione ha toccato duro sul suo ex alleato. “Al Pd il populismo serve per giustificare lo stare al Governo sempre, con chiunque a qualsiasi costo, accontentando i puri/duri. E la stessa ragione per cui hanno bisogno del pericolo democratico perenne, che copra ogni incoerenza e giravolta. Ora di voltare pagina“, scrive Carlo Calenda, che evidentemente scopre solo oggi quello che in tanti dicono da sempre, anche da prima che lui facesse l’apparentamento lampo.

    Strappo con Bonino e riavvicinamento a Renzi

    Rompendo con Letta, Carlo Calenda ha rotto anche con la sua stessa federazione con Più Europa che, invece, continuerà a correre con il Pd. “C’è stato un momento in cui io ho trovato un po’ di confusione da quella parte, perché Bonino faceva interviste molto nette dicendo no a Fratoianni e Bonelli, spiegando di non volere in coalizione chi ha votato la sfiducia a Draghi e poi però non so cosa sia successo: ha maturato una decisione diversa“, spiega affranto Carlo Calenda.

    Lasciato Enrico Letta alle spalle, che continua ad agitare lo spauracchio della democrazia in pericolo nel caso di vittoria del centrodestra, Carlo Calenda sembra pronto all’apparentamento con Matteo Renzi, che gli eviterebbe la raccolta delle firme. “Ci incontreremo e parleremo“, spiega il leader di Azione, convinto che l’ammucchiata di Letta non potrà funzionare, definendola una “coalizione che nessuno nell’orbe terracqueo può votare convintamente. E io penso che Letta si farà molto male“. Tutto proprio come in vero divorzio in epoca social.


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