Pietre d’inciampo, Benini “per non dimenticare”

“Una pietra per ogni città d’Italia (due per Roma), ogni storia diversa nella sua drammaticità e unica, perchè ‘inciampare’ nella memoria aiuta a non dimenticare, a dare un volto a uomini e donne inghiottiti dal nazifascimo: sono oltre 1.300, in più di 130 comuni, le pietre d’inciampo in Italia che segnano le abitazioni o i luoghi delle vittime della Shoah e della persecuzione”. Lo ricorda Annalena Benini, editorialista e scrittrice, interpellata dall’ANSA alla vigila della messa in onda della docuserie storica da lei condotta e di cui è anche coautrice: “Pietre d’inciampo”, sei episodi in onda in prima serata da giovedì 15 ottobre su Rai Storia, ideata da Simona Ercolani e prodotta da Stand By Me.

“Ogni pietra d’inciampo, i ‘sanpietrini’ in ottone nati dall’artista tedesco Gunter Demnig, che segnano le abitazioni o i luoghi delle vittime della persecuzione nazifascista – ricorda Benini – rappresenta una memoria storica contro la discriminazione e la crudeltà. E di queste, sei sono dedicate proprio alle famiglie protagoniste dalla docuserie. Sei storie che ricostruiscono e rendono attuale il passato con le interviste ai familiari, con le lettere e le foto di quel tempo. Un passato ricostruito anche ripercorrendo luoghi simbolo di quella tragedia, come il binario 21 della Stazione Centrale di Milano e il carcere di San Vittore, sempre nel capoluogo lombardo, o il ghetto ebraico di Roma”.

C’è un antico detto che recita: “l’essere umano è l’unico animale che riesce a inciampare per due volte sulla stessa pietra”. “Fate attenzione, dunque. In Europa, a partire dagli anni Novanta, sono state disseminate 75mila pietre come questa. Su ogni pietra è inciso un nome che racconta una storia, la storia di una vittima del nazifascismo, che non va dimenticata. Per non inciampare di nuovo nello stesso errore”. La prima puntata è girata al ghetto di Roma: “abbiamo ascoltato le testimonianza tra gli altri della figlia e del nipote di Angelo Anticoli, orafo scampato al rastrellamento del 16 ottobre del 1943 e catturato dalle truppe tedesche qualche mese dopo, mentre si recava a trovare la famiglia nascosta nel Convento delle Suore di Santa Francesca Romana, deportato ad Auschwitz da cui non farà mai ritorno (puntata in onda il 15 ottobre).

Da ricordare che prima della deportazione, il 26 settembre 1943, nelle ore di concitazione che seguirono alla richiesta da parte di Kappler alla Comunità ebraica di Roma di raccogliere e consegnare entro 36 ore 50 kg. d’oro sotto la minaccia, in caso di rifiuto, della deportazione di 200 ebrei, i dirigenti della Comunità si rivolsero immediatamente a Angelo incaricandolo di coordinare il lavoro di saggiatura e di pesatura degli oggetti d’oro, anelli, catenine, ciondoli che venivano faticosamente via via raccolti…”. Poi ecco la storia di Frida Misul, una ventenne appassionata di musica lirica che, incarcerata a Fossoli e deportata ad Auschwitz, si salverà solo grazie al suo talento (22 ottobre). Sempre da Fossoli passa anche la storia della Famiglia Di Porto: “una storia, in questo caso che – dice Benini – mi ha colpita per un gesto di generosità, e mi ha fatto interrogare molto, perchè mi sono chiesta io in quell’epoca storica, in quel contesto, come mi sarei comportata. Questa famiglia è proprietaria di una piccola merceria a Viterbo: quando le milizie fasciste catturano Angelo e Letizia e i genitori di lei, il loro figlio di 6 anni, Silvano, viene preso per mano e salvato da una vicina di casa diciassettenne (5 novembre). Non mancano storie di Resistenza, come quella di Spartaco Pula, verniciatore e giovane padre di famiglia che, durante l’occupazione nazista di Roma, si unisce al Gruppo di Azione Partigiana guidato dal fratello, ma viene arrestato e trucidato nell’eccidio delle Fosse Ardeatine (19 novembre); quella di Andrea Schivo, guardia del Carcere di San Vittore – dove venivano rinchiuse le famiglie ebree milanesi in attesa della deportazione – che, insieme alla moglie, ogni giorno porta cibo e conforto ai detenuti stremati dagli stenti finché non viene scoperto, condotto al tristemente celebre Binario 21 della Stazione Centrale e deportato a Flossenbürg in Germania, dove morirà pochi mesi dopo (12 novembre). Sul Binario 21 passano anche le sorti delle Famiglie Procaccia, Pacifici e Molco: tre generazioni, nonni figli e nipoti che, dopo aver trovato riparo dai bombardamenti su Napoli in un casale in Toscana, vengono traditi e consegnati alle guardie fasciste che li condurranno fino a Milano e poi da lì ad Auschwitz: una famiglia di 11 persone di cui solo 2 sopravviveranno (29 ottobre)”. Pietre D’Inciampo”, tasselli di un puzzle che, da Nord a Sud, ci spinge a non dimenticare. A cura di Andrea Felici. Scritto da Annalena Benini, Lorenzo De Alexandris, Leyla Monanni, Nunzia Scala con la consulenza storica di Amedeo Osti Guerrazzi.


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