Pochi test e casi fantasma. Così la variante ci sfugge

Dic 21, 2021

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Quanti sono i casi di Omicron in Italia? Una domanda cruciale che ha spinto il governo a sollecitare una flash survey, un monitoraggio puntuale, che dia una risposta chiara prima di giovedì quando si terrà la cabina di regia poi seguita dal consiglio dei ministri che, proprio sulla base di quei dati, deciderà quali ulteriori misure prendere per evitare una nuova ondata di contagi. A confermare l’urgenza è il ministro della salute, Roberto Speranza: «Stiamo raccogliendo i dati e tra pochi giorni saremo pronti». Al momento non esiste una risposta precisa sulla presenza di Omicron in Italia ma sicuramente i casi sono molti di più di quelli fino ad ora tracciati.

Purtroppo nel nostro Paese il testing arranca e il sequenziamento delle varianti è ancora al palo. I dati caricati sulla piattaforma Gisaid dove vengono raccolti i sequenziamenti della varianti indicavano ieri che i casi di variante Omicron in Italia erano saliti circa all’1,1% dallo 0,5% nell’arco di cinque giorni. Il 15 dicembre le sequenze depositate erano 17 mentre ieri erano salite a 62.

Se si confrontano i dati dell’Italia con quelli della Germania e della Danimarca emerge con chiarezza che la presenza di Omicron in percentuale è più alta nel nostro Paese. Quindi il presunto vantaggio del quale in teoria godiamo rispetto ad altri paesi Ue è un’illusione dovuta agli scarsi sequenziamenti. Insomma registriamo pochi casi Omicron perché non li cerchiamo. Al contrario il vantaggio di essere coperti dal vaccino è reale. Nel confronto con la Danimarca vediamo che ha 273 casi Omicron su 32mila analizzati, ovvero meno dell’1%. La Germania ha 249 casi su 27mila monitorati, meno dell’1%. In Italia sono stati sequenziati una sessantina di casi ma soltanto su 5mila analizzati dunque da noi la percentuale sale all’1,1%. Quindi ne abbiamo di più.

Il nodo mai sciolto resta sempre quello dello scarso sequenziamento. I laboratori non riescono a conciliare la necessità di processare migliaia di tamponi richiesti per il green pass con l’esigenza di sequenziare le varianti. Con il risultato che l’Italia è uno dei paesi che sequenzia meno: circa l’1% del totale dei tamponi contro il 5% raccomandato dal Centro europeo per il controllo delle malattie , Ecdc, per tenere sotto controllo le varianti.

Il Consorzio di laboratori che andava creato proprio per concentrarsi sui sequenziamenti del quale si parla dall’inizio della pandemia non è mai veramente partito anche se è stata definita una rete di laboratori che inviano i dati all’Istituto Superiore di Sanità dalle regioni. Un processo lento che di fatto restituisce ogni volta fotografie sbiadite di quella che intanto è diventata la realtà del momento. Omicron spaventa perché i dati sulla capacità di aggirare il vaccino, la trasmissibilità e sul rischio complicanze sono ancora troppo pochi. Intanto però nel Regno Unito si registrano i primi decessi da variante Omicron e un aumento delle ospedalizzazioni.

Sulla base degli ultimi studi con tre dosi di Pfizer di dovrebbe essere discretamente protetti dalla malattia grave da Covid, intorno al 70% rispetto al 95%. Molto inferiore la protezioni di Astrazeneca. Buone notizie da Moderna. La dose booster autorizzata (metà della dose utilizzata nel) aumenta di circa 37 volte i livelli di anticorpi neutralizzanti contro la variante Omicron di Sars-Cov-2, rispetto ai livelli precedenti alla sua somministrazione. Invece una dose di richiamo piena, di 100 microgrammi, li aumenta di circa 83 volte.


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