• “Poltronaro? Proprio no…”

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    Caro direttore,

    in un suo articolo pubblicato domenica ha polemizzato con la sinistra Pd e con me. Lo ha fatto sul piano politico, ponendo questioni vere e legittime. Abbiamo orientamenti diversi, ma non solo questo è naturale in democrazia ma è il sale della politica; che pretende le differenze e i conflitti.

    Con garbo, mi viene da dirle che il riferimento alla Neva, pubblicato nel mio nuovo libro «A sinistra. Da capo» e sul quale hanno polemizzato anche alcune vestali del «riformismo», in verità non era un riferimento nostalgico al comunismo, ma il contrario. Appunto, il riconoscimento che la grande città in cui scorre la Neva, San Pietroburgo, nel corso della storia è stata una delle più alte espressioni della coscienza europea. Puskin, Gogol e Dostoevskij. E poi Shostakovich, che suonò la sua sinfonia sotto i bombardamenti tedeschi non come un inno a Stalin, piuttosto al valore universale della libertà. Semmai, quelle espressioni dolci sulle atmosfere di San Pietroburgo le ho riprese dalle pagine di due magnifiche poetesse dissidenti e perseguitate dal potere di Mosca, Akmatova e Cvetaeva.

    Invece, la pagina uscita ieri su di me a firma di Luigi Mascheroni è un attacco morboso alla mia persona. Non entro nel merito. Ognuno, nei limiti della legge, può esprimere qualsiasi opinione. Le dico solo che si tratta di affermazioni facilmente dimostrabili come non vere. Non sono mai stato il capo della comunicazione di Gasbarra, né quello delle relazioni esterne di Marrazzo. Le presunte disfatte che avrei provocato, subito dopo, sono contraddette nello stesso articolo dalle operazioni politiche che avrei guidato, tutte vincenti: i sindaci Rutelli e Veltroni, la nascita del Pd, l’elezione di Marino, la segreteria di Nicola Zingaretti. Potrei aggiungere la vittoria di Marrazzo, quella di Gualtieri e la formazione del governo Conte II. Le elenco solo per rispondere alla malevolenza, non certo per far intendere che sono state solo farina del mio sacco. Infine: il poltronaro. Ditemi di tutto, ma le mie ripetute dimissioni da ruoli di potere senza poi avere alcuna rete di protezione, sono note: da assessore al Comune di Roma (incarico svolto per pochi mesi), dal Senato della Repubblica, da presidente della Festa del cinema di Roma dopo la vittoria di Alemanno (nonostante avessi una maggioranza granitica nel Cda), la rinuncia dopo una sola legislatura a ricandidarmi al Parlamento europeo, il diniego a tornare in Parlamento a queste ultime elezioni (proposta che mi era stata avanzata dal segretario Letta). So che queste precisazioni lasciano il tempo che trovano. Ma, siccome l’ho sempre rispettata professionalmente, spero che le possa verificare personalmente.


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