Premier: altra estate spese pazze, 65 milioni per Cucurella

Ago 4, 2022

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L’ultimo, in ordine di tempo, ha un cognome che si presta alla più facile ironia, Marc Cucurella, terzino spagnolo che il Chelsea ha strapagato al Brighton: ennesima follia del calcio inglese che non conosce crisi anzi continua, puntualmente ad ogni sessione di mercato, a spendere come non ci fosse un domani.
    Cresciuto nelle giovanili prima dell’Espanyol poi del Barcellona, il debutto tra i professionisti con la maglia dell’Eibar, quindi le due stagioni al Getafe che lo hanno portato in Premier League, al Brighton. La sua definitiva consacrazione, fino alla chiamata quest’estate del Chelsea, pronto a pagare 60 milioni di euro per i suoi servizi.
    Valutazione stratosferica per un difensore certamente di valore, già nel giro della nazionale spagnola, ma ancora lontano dall’essere un campione, se mai lo diventerà. Eppure è bastato l’interessamento anche del Manchester City per innescare un’asta milionaria, facendo schizzare in aria la sua valutazione, a conferma dello strapotere economico delle squadre inglese.
    D’altronde anche quest’estate, ben sette dei dieci trasferimenti più costosi registrati in Europa hanno riguardato club d’Oltremanica. A cominciare dal Liverpool che ha rimpiazzato Sadio Mané con il talento portoghese Darwin Nunez dal Benfica, e già ribattezzato Mr 100 milioni. Non da meno il City, che ha pagato 75 milioni per regalare un centravanti (Erling Haaland, dal Borussia Dortmund) a Pep Guardiola.
    Impressionanti anche i 70 milioni spesi dal Tottenham per il brasiliano Richarlison, così come i 56 ancora del Chelsea per Raheem Sterling. Ma le cifre d’acquisto sono soltanto la punta dell’iceberg: nel caso di Haaland, ad esempio, il totale a carico del City sarà 330 milioni, considerando lo stipendio da versare per cinque stagioni all’attaccante e le commissioni, pare circa 40 milioni, all’agente.
    Sono giganteschi investimenti, che si susseguono ad ogni sessione di mercato, grazie alle sontuose entrate garantite dalla cessione dei diritti tv. Perché al di là dei ricavi di merchandising e biglietteria (gli stadi sono pieni anche in Germania), è la cessione dei diritti di trasmissione delle partite la voce più corposa dei bilanci dei club inglesi. Per il triennio appena cominciato la Premier sfonderà per la prima volta il tetto dei 10 miliardi di sterline (poco meno di 12 miliardi di euro) per la vendita dei diritti sia nel Regno Unito sia nel resto del mondo. Uno sproposito se paragonato, per esempio, con quanto incassa la Serie A, costretta ad accontentarsi di poco più di un miliardo di euro all’anno.
    La conseguenza è ovvia: in Inghilterra ogni anno i club vengono coperti da una pioggia di soldi, inimmaginabili (per quantità) a qualsiasi altra latitudine. E di cui beneficiano in maniera veramente collettiva tutti i club. Se è vero, infatti, che nell’ultima stagione, il Manchester City, campione d’Inghilterra, ha incassato poco meno di 200 milioni di euro, l’ultima classificata, il Norwich, ha comunque portato a casa più di 115 milioni. Abbastanza per continuare ad alimentare un mercato da nababbi. 


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