• Presentato ddl sulla soggettività giuridica dal momento del concepimento

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    I pro-life ci riprovano. Dopo il ddl presentato dal senatore forzista Maurizio Gasparri anche il meloniano Roberto Menia ha presentato un disegno di legge dal titolo “modifica dell’articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica ad ogni essere umano”.

    Lo scopo del disegno di legge, come rivela l’Adnkronos, è “dichiarare che ogni uomo ha la capacità giuridica in quanto uomo, cioè che la soggettività giuridica ha origine dal concepimento, non dalla nascita”. Secondo Menia “si tratta di riconoscere, – si legge nella presentazione del ddl – anche nell’ambito giuridico, che embrione, feto, neonato, bambino, ragazzo, adolescente, giovane, adulto, anziano, vecchio sono diversi nomi con cui si indica una identica realtà, un identico soggetto, lo stesso essere personale, lo stesso uomo”. Il senatore di FdI, visto e considerato che la “vita umana prenatale” è spesso sottoposta “a rischi di varia natura”, ritiene urgente disciplinare “l’intervento manipolatore dell’uomo nell’ambito della genetica”. Ed è per questo motivo che è necessario definire lo ‘statuto giuridico dell’embrione umano’, così come richiesto da due risoluzioni del Parlamento europeo del 1989 in tema di “ingegneria genetica” e di “procreazione artificiale umana”.

    Anche per quanto riguarda l’aborto, sostiene Menia, è bene “individuare con chiarezza il significato giuridico dell’essere umano nella fase più giovane della sua esistenza. Se si riconosce – come ha fatto la sentenza n. 25 del 1975 della Corte costituzionale – che anche il concepito è titolare del diritto alla vita, garantito a livello costituzionale dall’articolo 2 della Costituzione (‘La Repubblica riconosce e garantisce i diritti dell’uomò), come si fa a escluderne – già secondo il diritto positivo vigente – la soggettività giuridica?”, chiede Menia. Il firmatario del testo ritiene infine “di non dover intervenire nella complessa disciplina dei diritti patrimoniali legati alle successioni e alle donazioni”, per i quali “l’eliminazione della condizione della nascita comporterebbe mutamenti complessi nel regime successorio, che meglio dovrebbero essere valutati”.

    Contro questo ddl si scaglia la deputata Elisabetta Piccolotti di Verdi-Sinistra Italiana che attacca direttamente il presidente del Consiglio e dice: “Questi progetti di legge sono del tutto incompatibili con la tutela della libertà di interrompere la gravidanza garantita dalla legge 194 sulla cui difesa la stessa Meloni ha più volte rassicurato gli elettori”. Secondo l’esponente della sinistra radicale, infatti,“riconoscere statuto giuridico all’embrione di fatto è il primo e necessario passo per equiparare l’aborto ad un omicidio”. La Piccolotti critica, poi, anche il fatto che a presentare il ddl siano solo uomini che usano “nella legge soltanto riferimenti al maschile” e maliziosamente dice: “quello che vogliono riscrivere è lo statuto giuridico della donna, uno statuto a ‘soggettività e libertà limitate e subordinate alla funzione procreativa e alle volontà del padre”. Secondo la deputata di Verdi-Sinistra Italiana, l’approvazione di questo ddl potrebbe dar vita a “una contraddizione tra la salvaguardia della vita del feto e quella della donna” e “potrebbe essere affermata in via prioritaria la prima”.


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