Pressing di Fi e strappo leghista. Così hanno fermato il rialzo delle tasse

Ott 6, 2021

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    Via, subito. Abbandonata la cabina di regia sul fisco, sedie vuote in Consiglio dei ministri, convocata una riunione di partito. Il giorno dopo la sconfitta elettorale, Matteo Salvini dà battaglia sulla revisione del catasto: «Questo non è l’oroscopo, che si fa mezz’ora prima, noi non abbiamo nemmeno letto le carte e siamo contro nuove tasse sulla casa. C’è qualcosa da cambiare nelle modalità operative». Scontro vero o semplice ricerca del consenso perduto? Mario Draghi più di tanto non si scompone. «L’assenza della Lega è certamente un atto serio, l’onorevole Salvini ce lo spiegherà. Ci sono diversità, ma l’azione di governo non si è interrotta, è andata avanti». Infatti, come da programma, il Cdm approva la legge. «È un testo generale, non è l’ultima parola sul fisco, ci saranno ulteriori momenti di confronto. E le rendite rimarranno invariate, nessuno pagherà di più».

    Chiusa la parentesi dei comuni, Draghi voleva accelerare sulle riforme, invece si ritrova un Salvini ancora di traverso, stavolta su un tema sensibile come le imposte. A preoccupare è l’effetto domino sulla maggioranza. Ecco infatti Enrico Letta che a stretto giro di posta consulta al Nazareno i ministri del Pd con l’intento di drammatizzare lo scontro. «Uno strappo gravissimo», commenta. Il presidente del Consiglio è in modalità zen. «Noi avevamo dato informazione sufficiente a valutare questa legge, che è una scatola che si ispira a certi principi che ritengo condivisi pure dalla Lega». Che però se ne andata. Occhi al cielo, braccia allargate. «Per capire le implicazioni bisognerà aspettare cosa dirà la Lega stessa». Normali sussulti dopo il voto? «Il risultato delle amministrative non ha indebolito il governo – risponde – ma non so neanche se l’ha rafforzato».

    A scatenare il conflitto la norma che prevede la revisione del catasto, frutto di una lunga mediazione tra Renato Brunetta e Daniele Franco, ma considerata dal Carroccio l’anticamera di nuove imposte. «La delega fiscale non contiene quello che era negli accordi, non chiniamo il capo quando di mezzo ci sono la casa e il risparmio degli italiani», insiste Salvini. «Per noi così questa riforma è invotabile», sintetizza Massimo Bitonci, capogruppo in commissione Bilancio. La Lega insomma «chiede tempo», ne fa una questione di metodo, protesta per aver ricevuto l’incartamento un’ora prima della cabina di regia. «Non è serio chiederci di votare sulla fiducia, senza avere il tempo di leggere», si lamentano. E ci sarebbe pure «un problema di coperture»nell’articolo che rivede l’Irpef.

    Draghi rimbalza tutto. «Vorrei puntualizzare, questa è una legge delega che andrà riempita di contenuti nei decreti delegati. Ci saranno perciò ulteriori momenti di confronto nei vari consigli dei ministri e di dibattito in Parlamento. Il processo non è semplice e richiederà molto tempo. Non è una revisione ma una riformulazione, il governo accatasterà quello che non è accatastato e rivedrà le rendite adeguandole al mercato». Ma niente aumenti delle tasse, ripete. «Nessuno pagherà di più. Anzi, non intendiamo aumentare il gettito complessivo, ma diminuirlo, perché è fuori linea rispetto agli altri Paesi».

    Poi via anche lui, un aereo lo aspetta per portarlo a Lubiana. A Palazzo Chigi sono convinti che il caso rientrerà presto. Salvini ottiene l’appoggio di Giorgia Meloni – «Fa bene a non votare una delega in bianco» – ma nella maggioranza appare isolato: le ministre di Forza Italia prendono le distanze. «Con la legge facciamo un passo avanti sulla riduzione del cuneo – sostiene Mariastella Gelmini – Come chiesto da noi, la mappatura non influenzerà in alcun modo le tasse». E Mara Carfagna: «Il testo è molto chiaro e lo abbiamo approvato con convinzione, nessun rischio per la casa».


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