“Prima ci hanno insultato…”. Conte attacca (ancora) il Pd

Mag 10, 2022

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    I toni usati da Giuseppe Conte si fanno sempre più duri, senza concedere sconti a nessuno per rimarcare la linea del Movimento 5 Stelle nell’ambito della guerra in corso tra Ucraina e Russia. Ora però c’è un cambio di passo di non poco conto: fino a poco tempo fa le critiche e le frecciatine erano indirizzate al premier Mario Draghi, ma da qualche giorno i mugugni non vengono nascosti nei confronti del Partito democratico. Questo rappresenta una sorta di escalation verbale tra il M5S e il Pd, che sembravano essere destinati ad allearsi in occasione delle prossime elezioni politiche ma che adesso rischiano di separarsi ancor prima del matrimonio.

    Conte sferza il Pd

    Ipotizzare uno scenario del genere non è un azzardo, anzi: potrebbe essere la conseguenza naturale dei litigi e delle spaccature che stanno connotando negativamente i rapporti tra grillini e dem. Un fastidio che si palesa nettamente attraverso le parole di Conte che, in un colloquio con Il Foglio, ha commentato così quello che sembra essere un cambio di rotta del Pd sul tema della guerra e dell’invio di armi all’Ucraina: “Questa è una notizia, dopo gli atteggiamenti irritati e infastiditi con cui hanno reagito nelle scorse settimane alla nostra posizione“.

    Sempre Il Foglio parla di diverse chiacchierate informali che nella giornata di ieri sarebbero avvenute tra l’ex presidente del Consiglio Conte e alcuni big del Movimento 5 Stelle. “Vuole solo rimediare al malcontento profondo che serpeggia nella loro base. Prima ci hanno insultato, ora fanno finta di venire sulle nostre posizioni. La loro linea sul riarmo, la loro linea iperatlantista schiacciata sugli Usa in realtà non cambia nella sostanza“, è in sintesi la spiegazione che i grillini provano a fornire in merito al riposizionamento del Partito democratico. Che dunque non sembra essere credibile in casa pentastellata.

    La lotta sul termovalorizzatore

    Ad agitare gli animi tra M5S e Pd è anche la questione relativa al termovalorizzatore a Roma, un progetto già annunciato dal sindaco Roberto Gualtieri. I 5 Stelle si dicono contrari alla realizzazione, tanto che nel Consiglio dei ministri non hanno votato il decreto Aiuti per la presenza di una norma che potrebbe aprire la strada proprio al termovalorizzatore. In quel Cdm si era consumato un duro scontro: il Partito democratico avrebbe chiesto ai ministri grillini di non votare la singola norma anziché non votare l’intero provvedimento, ma i 5S non hanno voluto ascoltare.

    Quella ambientale è una tematica cruciale, e forse dirimente, nell’ottica di una possibile alleanza a livello nazionale. Conte lo sa bene e infatti l’auspicio è che il partito di Enrico Letta riveda le proprie convinzioni sul termovalorizzatore nella Capitale: “Come per la guerra, adesso confidiamo però che anche sul modo di declinare la transizione ecologica ci sia un processo interno di rielaborazione: anche qui c’è una distanza da colmare“.

    Per l’ex premier c’è pure una partita interna: i gruppi capitolini del M5S e della Lista Civica Raggi hanno avviato una raccolta firme per bloccare il termovalorizzatore, non escludendo un’azione legale nei confronti del Campidoglio. Ma la grillina Roberta Lombardi, assessore alla Transizione ecologica in Regione Lazio, ha parlato di “iniziativa non concordata” e si è sfilata: “C’è chi vuole essere ricordato per il no e basta e c’è chi lavora per il sì al futuro“.


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