• “Puntata a senso unico”, “Dimissioni”: bufera in Rai per il caso Damilano

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    Salvini patetico e ridicolo, un personaggio di una debolezza straordinaria“. E ancora: “L’Italia è la culla dell’idea repubblicana e merita di meglio di Salvini, Meloni e Berlusconi“. Poi, il paragone con i regimi autoritari e il giudizio sul voto popolare: “Non bisogna rispettare l’elettorato, quando gli elettori portano al potere Mussolini, Hitler o Putin la loro scelta non va rispettata“. L’intervista dell’ex direttore dell’Espresso Marco Damilano al filosofo francese Bernard Henri Lévy, andata in onda ieri su Rai Tre durante la trasmissione Il Cavallo e la Torre, è già diventata un caso.

    La protesta dell’Usigrai

    Un caso politico e un caso anche ai piani alti di viale Mazzini, visto che, a cinque giorni dalle elezioni politiche, il fatto che la striscia di approfondimento serale del terzo canale del servizio pubblico abbia mandato in onda quindici minuti di insulti verso i partiti di centrodestra e i loro elettori senza contraddittorio non è passato inosservato. A protestare è il sindacato Usigrai che parla di “puntata a senso unico”. “Il pluralismo nel servizio pubblico – osserva l’organizzazione – deve applicarsi anche alle trasmissioni di rete come Il Cavallo e la Torre. E pensare che il conduttore, scelto all’esterno dell’azienda nonostante si potesse contare fra quasi 2000 profili interni, era stato presentato dall’Ad Carlo Fuortes come ‘il giornalista più adeguato’ per ‘informare, intrattenere, fornire strumenti conoscitivi, restando fedeli al sistema di valori aperto e pluralista che il nostro Paese e l’Europa hanno saputo sviluppare in questi decenni’”.

    Damilano sotto accusa

    “Ci chiediamo dove fosse il valore del pluralismo nella puntata di ieri”, protesta il sindacato. Le stesse considerazioni vengono fatte dal senatore di Forza Italia, Alberto Barachini, presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Quanto accaduto durante la trasmissione di Damilano, spiega il parlamentare azzurro, “ha rappresenta una palese, plurima violazione della normativa sulla par condicio, in spregio dei basilari principi di pluralismo, imparzialità ed equilibrio che devono orientare il servizio pubblico”. Quello del filosofo francese di origini algerine, incalza, è stato un “lungo e violento monologo diretto ad alcuni soggetti politici” e “un grave attacco contro la democrazia italiana, rappresentata come un Paese esposto a derive autoritarie e anticostituzionali”.

    A far discutere è anche l’atteggiamento del giornalista che, fa notare Barachini, “non solo è stato incapace di arginare la violenza verbale del suo ospite in piena par condicio e di riequilibrare l’evidente faziosità dello stesso, ma ha contribuito alla distorsione del dibattito con la sua premessa e con domande tendenziose”. A protestare è anche Lettera22, un’altra associazione di categoria che accusa Damilano di non aver “minimamente arginato l’attacco veemente del filosofo francese, neanche quando è arrivato ad affermare che in alcuni casi, cioè quando il voto non corrisponde alle sue preferenze politiche, bisognerebbe abolire la democrazia”.

    La Lega chiede le dimissioni di Fuortes

    Parallelamente, si infiamma la polemica politica. “Sulla Rai c’è stato un comizio di Damilano, pagato mille euro a puntata, contro la Lega. Vi sembra normale in un servizio pubblico percepire mille euro a puntata? Un operaio li vede in un mese, non in dieci minuti la sera su Rai3. È normale che lo paghino gli italiani? I comizi se li paga chi fa i comizi”, aveva protestato stamattina Matteo Salvini ai microfoni di Radio Anch’io. E ora i parlamentari della Lega chiedono le dimissioni immediate dell’ad Carlo Fuortes.

    “Pluralismo, imparzialità ed equilibrio del servizio pubblico radiotelevisivo sono stati sfregiati ripetutamente e senza ritegno. Tutto questo, a pochi giorni dal voto. Inaccettabile e imperdonabile in una democrazia”, tuona il vicesegretario della Lega, Lorenzo Fontana. A chiedere un passo indietro all’amministratore delegato sono anche i deputati Luca Toccalini ed Elena Maccanti, quest’ultima componente della commissione di vigilanza Rai, il senatore Alberto Bagnai e il vice ministro alle Infrastrutture, Alessandro Morelli.

    Fdi: “Ora intervenga l’Agcom”

    “Il servizio pubblico italiano ospita (o paga? La domanda è ufficiale) uno scrittore francese – noto qui per aver difeso il pluriomicida terrorista comunista Cesare Battisti dall’ipotesi di estradizione – per spiegarci in due minuti l’idea di democrazia della sinistra e per paragonare un’Italia a guida centrodestra ai peggiori regimi. Consiglio di ascoltarlo, è illuminante. Se invece non vi va, sintetizzo in poche parole: se gli italiani – votando – scelgono Fratelli d’Italia o la Lega non vanno rispettati. Sipario”, ha scritto Giorgia Meloni sulla sua pagina Facebook pubblicando il video della “lezione di democrazia” di BHL.

    Diversi esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui Daniela Santanché, invocano l’intervento dell’Agcom, mentre il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, dello stesso partito commenta laconico: “In piena campagna elettorale un filosofo socialista francese ospitato in una trasmissione del servizio pubblico ci viene a dire che la democrazia non conta niente. È un paradosso? No è la Rai”.


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