Pur di accontentare Greta vogliono farci crepare prima

Lug 29, 2022

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Dopo oltre due anni di pandemia in cui la salute è stata al primo posto in ogni ambito della società mettendo in discussione principi costituzionali e valori come la libertà, passata la fase più acuta del Coronavirus c’è una nuova emergenza a tenere banco ed è quella ambientale e climatica.

Secondo il principio per cui viviamo in una perenne emergenza (prima il Covid, poi la guerra in Ucraina, ora il clima), qualsiasi altro ambito che confligge con l’emergenza del momento può essere messo in discussione. Così si arriva al paradosso che anche la salute può essere sacrificata per un bene superiore: quello del pianeta. Impossibile non vedere il cortocircuito di questo modo di ragionare che è diretta derivazione di un approccio scientista della società. Lo scientismo mette la scienza al primo posto ma non è univoca e si articola in una serie branchie che vanno da quella medica a quella ambientale. Se fino a ieri la primazia veniva attribuita al ramo medico, oggi è stato scalzato da quello ambientale come testimonia un articolo pubblicato dalla Stampa intitolato “una risonanza inquina come 500mila km in auto: così la salute contribuisce al riscaldamento globale”.

Le domande con cui si apre l’articolo sono emblematiche: “Quanto incidono sull’ambiente le attività relative alla salute? Qual è l’impatto di esami e terapie sul surriscaldamento globale?”.

Secondo una ricerca presentata a un convegno di Choosing Wisely, il progetto promosso da Slow Medicine, Guido Giustetto, componente della Commissione “Salute e ambiente” e del Comitato Centrale della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, ha affermato: “Il sistema salute, il sistema delle organizzazioni sanitarie contribuisce, in una parte che non è proprio piccola, al riscaldamento globale. Alcuni studi calcolano questo valore intorno al 4 – 4,5 per cento. Quindi l’insieme delle nostre attività genera anch’esso un aumento delle temperature”.

Giustettto ha poi fatto alcuni esempi concreti: “Se noi facciamo un esame del sangue, contribuiamo a produrre della anidride carbonica, della CO2, e quindi ad aumentare il calore. Per dare un’idea, per ogni mille test del sangue noi inquiniamo, attraverso la produzione di CO2, come se percorressimo 700 chilometri in automobile. Ma il dato più sconfortante è quello relativo alle tac, alle risonanze magnetiche. Una risonanza magnetica che lavori per un anno mediamente produce una quantità di CO2 corrispondente all’inquinamento prodotto da un’auto che viaggi per 500mila chilometri”.

A suo giudizio ci sono due soluzioni per risolvere l’inquinamento connesso agli esami per la salute: “La prima è quella di cercare di rendere consapevoli le persone, e anche i nostri colleghi di questo fenomeno. La seconda è muoverci in concreto: quando decidiamo di prescrivere una risonanza, un esame del sangue, ricordarci che, se non è essenziale, se non è appropriata, se non è importante oltre a fare una cosa inutile, e quindi sprecare delle risorse, facciamo anche un danno perché aumentiamo il problema delle temperature e quindi la crisi climatica che stiamo vivendo”.

È lecito chiedersi se si possa mettere in discussione la salute delle persone con la scusa dell’ambiente. Non è certo la realizzazione di qualche esame medico a generare il surriscaldamento globale, al contrario la diffusione di una mentalità anti umana rappresenta un pericolo sempre più diffuso nell’ambientalismo ideologico che concepisce l’uomo non come parte della natura ma come un nemico di essa.


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