“Putin, fascismo, ‘ndrangheta”: rotative di fango sul centrodestra

Ago 3, 2022

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Le rotative di Repubblica girano, insieme a quelle di Domani. Girano e stampano. Entrambe sono cariche non solo d’inchiostro e livore ma anche di fango. Il peggiore. La macchina è già partita insieme alla campagna elettorale. L’obiettivo? Minare il centrodestra. Senza alcuna distinzione. Senza alcun “scrupolo”. L’alleanza tra Berlusconi, Salvini e Meloni fa paura e va screditata. In tutti i modi. A tutti i costi.

In questi giorni non si parla d’altro che del pericolo fascismo per destabilizzare Giorgia Meloni e renderla poco credibile agli occhi degli italiani che poco ci credono, anzi. Dei presunti rapporti tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini con i diplomatici russi e di quelli del segretario della Lega con la ‘ndrangheta. Sì, oggi torna alla ribalta anche la ‘ndrangheta con l’arrivo del leader del Carroccio in Calabria. Per i giornali di sinistra è automatico.

Il metodo è consolidato ed è sempre lo stesso. Diffamare. Ogni occasione è buona pur di instillare il dubbio nell’elettorato. Per l’ennesima volta nel mirino del fango dei giornali di partito è finito Domenico Furgiuele, deputato leghista della prima ora. Fedelissimo di Matteo Salvini. Forse anche troppo. Se “il capitano” dovesse chiedergli di tagliarsi i polsi delle quattro vene lui, per amore di “Matteo”, lo farebbe. Un po’ come l’uomo “onesto e probo” narrato da Fabrizio de André nella ballata dell’amore cieco. Ma non chiedetegli di lasciare sua moglie. Nonostante (suo malgrado) sia la causa degli attacchi ripetuti negli anni. Sì, perché colpevole di essere figlia di Salvatore Mazzei, imprenditore edile condannato per estorsione e destinatario di un sequestro antimafia.

Il titolo di Repubblica è disarmante: “Tour di Salvini in Calabria l’ombra della ‘ndrangheta sul suo acchiappavoti”. Eppure, Domenico Furgiuele, neo commissario della Lega in Terra di Calabria, incaricato di curare la campagna elettorale, è incensurato e sulla sua testa non pende alcuna condanna. Ma solo l’ombra maligna del sospetto creata da certa stampa. “Ormai sono abituato, è sempre la stessa storia da sei anni”. Ci dice Domenico Furgiuele che raggiungiamo al telefono mentre è in viaggio verso Cosenza dove parteciperà alla conferenza stampa al fianco di Salvini. “Hanno fatto il solito copia e incolla. Cambiano solo le virgole”. Aggiunge con un velo di sarcasmo. Ed è proprio così. Basta fare una semplice ricerca sul web per accorgersene. I “pezzi”, come li chiamano i giornalisti, contro di lui sono sempre gli stessi. Sempre. A volte non cambiano nemmeno le virgole. Minimo sforzo, massima resa. Forse. Anche noi, da queste colonne, potremmo dedicare fiumi di parole sporche su uomini chiave della sinistra impegnati in campagna elettorale in odor di ‘ndrangheta. Ma siamo onesti. Intellettualmente e professionalmente.


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