‘Putin un criminale di guerra, lo processeremo’ – Il Reportage

Mag 3, 2022

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     “Putin è il principale criminale di guerra del XXI secolo e sarà sicuramente processato”. Il piglio risoluto, gli occhi serrati a mo’ di sfida, le labbra tese a proferire una condanna, Iryna Venediktova ha una sola certezza: “Come comandante in capo delle forze armate russe, è lui il responsabile delle atrocità commesse in Ucraina. Riusciremo ad arrestarlo e verrà processato”.
        Da due mesi la procuratrice generale ucraina indaga sui crimini di guerra commessi dall’esercito russo dopo l’invasione – “oltre 8.000 individuati finora” -, ogni giorno aggiorna la cruda contabilità dei massacri, non esita a postare su Twitter nome e cognome di uno dei presunti responsabili della morte e delle torture di civili a Bucha, a rischio di smentita.
        A Irpin, davanti alla suggestiva Casa della Cultura, tra colonne e volte che un tempo ospitavano i concerti della Filarmonica e ora devastata dai colpi di artiglieria e dalle fiamme, in sottofondo le lamiere smosse dal vento che ancora restituiscono un suono sinistro, Venediktova convoca la stampa e snocciola gli ultimi dati: solo in questa città sono stati trovati 290 corpi, anche quello di un bambino. Solo 185 sono stati identificati, mentre “55 sono solo resti umani”. E ancora: “In 40 sono stati uccisi da spari, 35 dalle schegge, 5 dalla fame”. Altri 210, invece, sono in tali condizioni che non si è ancora capito come siano morti.
        Ai piedi dell’edificio bianco e azzurro dalle pretese neoclassiche, la scenografia è preparata con cura, a favore di telecamere, dagli investigatori in giubbetto blu con la scritta War Crimes sulla schiena: pezzi di missili, mine antiuomo, bombe, distesi sull’asfalto più o meno crivellato del parcheggio del teatro. “Contro i civili hanno usato mortai da 82 e 120 mm, mine, missili Iskander-M, armi vietate dalla Convenzione di Ginevra”, indica Venediktova, camicia nera e piumino grigio-verde. “Ricordate la Cecenia, la Georgia due volte, ricordate la Siria, ricordate nel 2014 la Crimea e il Donbass? Cosa è successo dopo? Niente. Chi ha pagato per questo? Nessuno”, arringa la procuratrice determinata a non lasciare che le stragi di ucraini finiscano nell’oblio e restino impunite.
        “La 64ma Brigata motorizzata è stata a Bucha, in 10 sono già stati incriminati, e poi a Irpin. Pochi giorni fa Putin l’ha premiata per le sue attività vicino a Kiev. Queste sono state le sue attività: uccidere e torturare civili, e chissà cos’altro scopriremo. Come comandante in capo è lui il responsabile”, tuona. “Sarà processato, insieme ad altri 600 sospettati, politici di alto livello, militari e agenti della propaganda russa. Meritano la condanna più severa: restare in prigione fino alla fine dei loro giorni”, è la sua sentenza.
        Alle indagini partecipano la Corte penale internazionale ed Eurojust, e collaborano investigatori di diversi Paesi europei.
        L’annunciata squadra di esperti italiani però “non è ancora arrivata, la stiamo aspettando”, ha detto Venediktova all’ANSA mostrando impazienza, mentre a Roma si stanno completando le nomine interministeriali degli investigatori, tra medici legali, esperti forensi e balistici.
        Intanto al cimitero di Irpin si continuano a scavare fosse, pronte ad accogliere i corpi delle vittime man mano che vengono identificate. Almeno 100 sono le tombe aggiunte di recente, dice il guardiano Petro Koroll, mettendo in guardia dal rischio di mine nella zona. Un anziano si raccoglie davanti a quella di sua moglie Svitlana, circondato dai suoi due figli ormai adulti.
        Sistema le corone di fiori di plastica sulla sabbia, annoda dei foulard sulla croce di ferro. E le parla: “A casa stiamo tutti bene. So che non vuoi, ma posso fumare?”  
       


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