Quando Calenda diceva: “Alleanza fatta di rottami…”

Ago 5, 2022

Condividi l'articolo

Come si cambia per non morire…“, recita una nota canzone di Fiorella Mannoia, che può servire da perfetta descrizione per quello che sta succedendo a sinistra, dove l’ammucchiata di Enrico Letta sembra destinata a naufragare prima ancora di arrivare al 25 settembre. Il motivo, fondamentalmente, è uno: non si tratta di un’alleanza basata su programmi e visioni comuni ma sulla necessità di tutti gli appartenenti di agguantare una poltrona in Parlamento alle prossime elezioni, accumulando punti percentuali di preferenze. Una strategia destinata a sfaldarsi come un castello di carte al primo incontro politico davanti alle visioni contrapposte degli alleati di Enrico Letta.

Lo dimostra, per esempio, Carlo Calenda. Oltre a sentirsi già leader del centrosinistra, fino a poche settimane fa la sua stima e le sue esternazioni nei confronti di Enrico Letta non erano propriamente quelle di chi sta per crearci un’alleanza elettorale. Poche settimane prima di firmare l’accordo con il segretario dem per l’alleanza, dentro il quale si trova anche Luigi Di Maio, Carlo Calenda sferzava ancora sia l’ex grillino che il segretario del Pd. “Di Maio che cerca di far dimenticare i disastri che ha fatto, dicendo ‘ma no, io ormai sono per la competenza’. Di Maio? Per la competenza? ‘Sono per la responsabilità, basta populismi‘. Non è che dice: ‘Ok, ho sbagliato tutto, sapete che c’è? Me ne vado per un po’ a meditare sui casini che ho fatto. No, dice ‘Però adesso sono cambiato’“. Sono parole che Carlo Calenda ha pronunciato poche settimane fa, dicendo il vero su Di Maio.

Ma, non pago, il leader di Azione aggiungeva anche: “E non è Di Maio, perché in un Paese normale verrebbe preso a pernacchie e finirebbe lì. È che gli vanno appresso. Gli va appresso Enrico Letta, che dice ‘La nostra funzione è fare il magnete’. Di chi? Di Conte e Di Maio? Dei rottami. Che progetto politico è? E dall’altra parte c’è Sala, che Di Maio voleva mettere in galera all’epoca dell’Expo“. Davanti a queste sacrosante critiche, Carlo Calenda diceva: “E allora penso che sia un dovere, non per superbia, ma per responsabilità, quello di cercare un’altra strada, che non è quella che mette inseme le frattaglie, questi ipotetici centri vedrete che quello che faranno è semplicemente usare queste piccole operazioni per contrattarsi un posto a destra o a sinistra“. Che è esattamente quello che ha fatto lui stesso firmando l’accordo con Letta, andando a unirsi a quelle “frattaglie” da lui tanto vituperate.


Fonte originale: Leggi ora la fonte