• Quando la Turchia è finita nel mirino del terrore

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    A partire dal 2014, la Turchia è stata l’obiettivo di numerosi e sanguinosi attentati terroristici, il più delle volte accreditati all’Isis. La serie fu particolarmente violenta tra il 2015 e il 2017.

    Ecco una lista degli attentati più gravi.

    * 6 gennaio 2015 – Sultanahmet, Istanbul: un attentatore suicida, una donna russa del Daghestan, colpisce una stazione di polizia, uccidendo un poliziotto.

    * 5 giugno 2015 – Diyarbakir (est): due bombe esplodono ad una manifestazione del partito filocurdo Hdp. Quattro morti.

    * 20 luglio 2015 – Sanliurfa (sudest): un attentatore suicida si fa esplodere in un centro culturale municipale, uccidendo 33 giovani attivisti filocurdi che volevano andare a contribuire alla ricostruzione della città curdo-siriana di Kobane.

    * 10 ottobre 2015 – Ankara: doppio attentato suicida tre settimane prima delle elezioni anticipate. Due esplosioni avvengono fuori dalla stazione centrale dove si sta svolgendo una manifestazione dell’Hdp e dei sindacati di sinistra. I morti sono 103.

    * 12 gennaio 2016 – Sultanahmet, Istanbul: kamikaze contro i turisti. Dodici i morti tra cui 11 tedeschi e un peruviano.

    * 19 marzo 2016 – Via Istiklal, Istanbul: un attentatore suicida, un turco che si era unito all’Isis in Siria, si fa esplodere nella via dello shopping. Muoiono cinque civili, tutti stranieri.

    * 20 giugno 2016 – Gaziantep (est): un ragazzino con un giubbotto riempito di esplosivo si fa esplodere ad un matrimonio di curdi uccidendo 57 persone.

    * 28 giugno 2016 – Istanbul: tre uomini armati (due russi e un kirghizo) con addosso cinture esplosive attaccano il terminal internazionale dell’aeroporto Ataturk. Due di loro si fanno esplodere, l’altro viene ucciso dalla polizia prima di azionare il detonatore. I morti sono 44, per lo più stranieri.

    * 1 gennaio 2017 – Istanbul, Ortakoy: un uomo armato apre il fuoco contro i frequentatori del nightclub Reina, dove si celebra il Capodanno. Trentanove persone muoiono. Questo è il solo attacco rivendicato ufficialmente dall’Isis.  
       


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