• Quando l’ambiguità è un marchio di fabbrica

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    All’ex presidente russo Dmitri Medvedev piace scherzare: «gli ucraini contano i nostri missili e sperano che finiscano -ha scritto su un social-. Nessuna preoccupazione: ce n’è per tutti!». E questi tutti sono gli uomini, le donne e i bambini che il Cremlino ha deciso di lasciare per l’inverno senza acqua, elettricità e riscaldamento, bombardando scientificamente le infrastrutture civili del Paese invaso. Per la cronaca, tra i tutti ieri c’era anche un neonato, ucciso poche ore dopo essere venuto al mondo nel reparto maternità dell’ospedale di Vilnyansk. Eppure, sempre ieri, quando si è trattato di votare la risoluzione del Parlamento Europeo che riconosceva la Russia come sponsor del terrorismo, nove eurodeputati italiani hanno aggrottato la fronte, riflettuto profondamente e poi si sono rifiutati. I no espliciti, a dir la verità, sono stati quattro. Tre arrivano da rappresentanti del Pd (giusto ricordare i loro nomi: Pietro Bortolo, Andrea Cozzolino e Massimiliano Smeriglio) uno dall’indipendente Francesca Donato. Nel loro caso è forte la tentazione di derubricare l’incapacità di distinguere tra aggredito e aggressore, tra vittima e carnefice, come una triste e singolare eccentricità. Come il frutto di una confusione politica e culturale che nel Pd è ormai acclarata e che per quanto riguarda l’europarlamentare Donato è testimoniata da una lunga serie di battaglie (dall’Italexit ai vaccini) spesso strambe e tutte peregrine. Politicamente più pesante, e preoccupante, è invece la scelta del gruppo grillino, i cui cinque esponenti hanno scelto di astenersi. Qui c’è qualcosa di più, qui la confusione diventa una strategia. Non è il tempo del muro contro muro, hanno spiegato: sosteniamo l’Ucraina, ma nel documento non c’era la parola pace e per questo non abbiamo potuto votarlo. Solo una cortina di fumo che nasconde una calcolata ambiguità, da tempo caratteristica distintiva del movimento guidato dall’avvocato Giuseppe Conte. Come il loro numero uno, i grillini si sono specializzati nel occultare dietro un groviglio di cavilli ogni presa di posizione non direttamente funzionale al rafforzamento del consenso. Accade lo stesso sull’immigrazione. Conte è il premier dei decreti sicurezza, che però, quando gli ha fatto comodo sono diventati di Salvini e solo di Salvini. Insomma: si può dire tutto e il contrario di tutto ma l’importante è tenersi le mani libere. E difendere il «core business» del reddito di cittadinanza.


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