Quante trappole restano attive nella giustizia

Giu 13, 2022

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    Tutto come prima, e adesso guai a chi si lamenterà: anche se dovesse toccare a lui sperimentare le asprezze e le assurdità della legge. Il tonfo dei referendum lascia immutato il quadro normativo contro il quale radicali e leghisti chiedevano di avviare, con lo strumento del voto popolare, una campagna di modernizzazione della giustizia. Ma la stragrande maggioranza degli italiani ha preferito andare al mare. Ecco, punto per punto, le conseguenze che continueranno a essere prodotte dalle norme rimaste in vigore.

    TODOS CABALLEROS

    È uno dei quesiti di cui si è meno discusso, e che molti hanno considerato troppo tecnico” per poter essere valutato pienamente dai cittadini comuni. Invece la scheda grigia, sul funzionmento dei consigli giudiziari, poneva una questione semplice: è giusto che a valutare la qualità di un magistrato ed a permettergli di fare carriera siano solo i suoi colleghi delle stanze accanto, e che l’opinione degli avvocati non venga neanche ascoltata, anche se sono a contatto diretto ogni giorno con quel giudice? Il flop del referendum fa sì che a fornire i pareri siano solo altri magistrati, che operano nello stesso tribunale. Il risultato sono pareri tutti uguali, tutti elogiativi dell’acume e della solerzia dei candidati che infatti vengono regolarmente promossi in blocco. Un campionario di panegirici che crea un effetto comico quando magari si scopre che il promosso era un somaro con l’armadio pieno di fascicoli abbandonati.

    LADRO PER SEMPRE

    Resta in vigore la norma che consente di tenere in carcere un indagato, anche se non c’è nessun pericolo che scappi prima del processo. La scusa in questi casi è il rischio di «reiterazione del reato», abitualmente teorizzato in questo modo dai pm: se ha rubato una volta può rubare ancora. Fallito il referendum, le Procura potranno continuare a usare questo sillogismo per tenere in carcere in attesa del processo indagati che avrebbero diritto a essere considerati innocenti fino alla condanna definitiva. È il caso per esempio di Giuseppe Pagliani, il consigliere comunale di Reggio Emilia: assolto definitivamente nei giorni scorsi, ma nel 2018 aveva fatto ventidue giorni di carcere perchè poteva «reiterare». Ogni anno più di mille innocenti continueranno a venire chiusi in carcere per il sospetto di reiterare reati che non hanno mai commesso.

    LE CORRENTI RIDONO

    È vero che il quesito numero 5 avrebbe inciso poco sulla formazione del Consiglio superiore della magistratura. L’obbligo di raccogliere 25 firme per candidarsi al Csm era facilmente rispettabile anche da un giudice sganciato dalle correnti. Ma le correnti delle toghe lo hanno avversato per una questione di principio, perchè puntava a sgonfiare immagine e potere. Per questo hanno fatto battaglia per l’astensione, hanno vinto e oggi possono festeggiare. Di questi tempi ne hanno bisogno.

    ELETTI E SLOGGIATI

    Poco conta se è stato eletto alla carica con una valanga di preferenze dai suoi concittadini: qualunque assessore o consigliere continuerà a perdere il posto dopo la condanna in primo grado per una lunga serie di reati considerati disdicevoli. È il punto più contestato della legge Severino, uscita anch’ essa incolume dal referendum: che mette sullo stesso piano condannati in via definitiva e imputati ancora in attesa di appello e Cassazione. Che a volte ribaltano tutto e assolvono, ma ormai il danno è fatto: è il caso dei quattro sindaci liguri che nel 2019 dovettero lasciare la carica dopo la condanna in primo grado per i rimborsi spese in Regione. Poi vennero tutti assolti, ma per un anno e mezzo i Comuni restarono senza guida. Un’ingiustizia che continuerà.

    SCUSI, LEI GIUDICA O ACCUSA?

    Tutti come Davigo: che fece per una vita il pubblico ministero, poi saltò dall’altra parte dell’aula e divenne giudice di Cassazione. Dove si portò dietro la stessa cultura che aveva fatto di lui un accusatore implacabile.
    L’andirivieni tra i due mestieri continua ad essere consentito, per ben quattro volte nell’arco della carriera di un magistrato. A meno che la riforma Cartabia non riesca a mettere uno stop.


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