‘Quasi nemici’, il racconto delle rivalità del ciclismo

Ott 21, 2021

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    MILANO – Un libro sul ciclismo che lascia lo sport sullo sfondo e parla di uomini, delle loro vicende private, piccole e grandi, e della storia di un Paese che il ciclismo ama perché è un tratto della sua cultura, della sua identità: questo è “Quasi nemici”, di Dario Ceccarelli, appena uscito in libreria per le edizioni Minerva.
        Ceccarelli, giornalista sportivo da sempre innamorato del ciclismo, ha scelto di raccontare cent’anni di storia italiana (e non solo) prendendo come punto di vista quello delle grandi rivalità. Non solo quelle (un po’ scontate) tra Coppi-Bartali o Gimondi-Merckx o Saronni-Moser o Bugno-Chiappucci, ma anche quelle (meno scontate) tra Binda-Guerra, Anquetil-Poulidor, Pantani-Pantani. E altre, tante altre.
        Ecco allora che, accanto alla rivalità sportiva di questi “quasi nemici”, emerge pagina dopo pagina, decennio dopo decennio, il racconto di quasi un secolo di storia italiana, come riconosce Romano Prodi, che di “Quasi nemici” firma la prefazione La storia “popolare” di un’Italia che esce dalla prima guerra Mondiale, attraversa il fascismo, entra nella seconda guerra mondiale, e ne esce con i trionfi di Coppi e Bartali, viene narrata da Ceccarelli con la sensibilità e l’attenzione di un tifoso che – per esempio – tifa Coppi ma applaude Bartali, soprattutto quando nel Tour del ’48 allenta le tensioni seguite all’attentato a Togliatti.
        A dare scansione e ritmo a questa narrazione, le grandi rivalità del ciclismo italiano. Quelle che hanno diviso (e infiammato) le tifoserie, ma che hanno dato anche una dimensione squisitamente umana ai diversi protagonisti. Da un lato, dunque, il rapporto di questi “quasi nemici”; dall’altro la storia piccola e grande di un Paese che, come riconosce lo stesso Romano Prodi, nel ciclismo si è sempre riconosciuto e continua a riconoscersi. 


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