• Quei 9 collegi in bilico al Sud e la variabile del reddito grillino

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    La sfida elettorale non è affatto chiusa: il centrodestra può vantare una posizione di vantaggio in partenza, ma l’esito finale delle imminenti elezioni politiche è ancora tutto da scrivere. Soprattutto per quanto riguarda la sfida tra M5s e Pd. A quattro giorni dal voto non c’è ancora certezza su quello che sarà il quadro politico in seguito alla chiusura delle urne. Svolgeranno un ruolo cruciale nove collegi al Sud dai responsi imprevedibili, su cui regna sovrana una incertezza tale da reputare la corsa del tutto aperta.

    Quei collegi contendibili

    Come riportato dal Corriere della Sera, sono 9 i collegi uninominali che vengono giudicati contendibili. Nello specifico cinque sono in Campania, due si trovano in Puglia e gli altri due in Sardegna. Resta da vedere come finirà l’assegnazione secca dei seggi nei collegi di Napoli Fuorigrotta, Napoli San Carlo, Giugliano e Torre del Greco, di Bari, di Molfetta per la Camera, di Napoli, di Cagliari e di Sassari per il Senato.

    A pesare è il fattore reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia su cui il Movimento 5 Stelle sta puntando forte per racimolare qualche consenso in più. La misura grillina è una calamita di voti: circa il 3,1% dell’elettorato complessivo ha percepito almeno una mensilità del reddito nei primi sette mesi del 2022. Il Corriere fa notare un prospetto non di poco conto: quel 3,1% potrebbe pesare il 5% nelle urne e, di conseguenza, determinare l’assegnazione di 15-20 seggi all’interno del Parlamento. Ecco perché la sfida non si può considerare chiusa.

    Non a caso Giuseppe Conte è tornato a cavalcare il tema del reddito di cittadinanza, visto dall’elettorato del Sud come strumento di protezione economica. Ne è la dimostrazione la calorosa accoglienza riservata all’avvocato a Palermo, con i percettori che lo hanno acclamato come “U’ papà del reddito“. Insomma, il reddito di cittadinanza è l’asso nella manica del M5S per tentare di mantenere lo zoccolo duro di elettori nel Mezzogiorno.

    Cosa succede al Sud

    Nei piani alti dei partiti si sta cercando di capire quale sarà davvero l’impatto della questione Sud sul risultato nazionale. Per questo i principali esponenti delle formazioni politiche hanno deciso di dedicare al Mezzogiorno la parte finale di questa campagna elettorale.

    Di sondaggi non si può più parlare, dato che da diversi giorni è scattato il silenzio sulle rilevazioni. Ma il sondaggista Renato Mannheimer, intervistato a L’aria che tira su La7, ha dato qualche accenno e qualche idea sul fatto che il Sud è decisivo perché contendibile. L’esperto ha confermato che la mossa del M5S sta cambiando la cornice elettorale nel Mezzogiorno: “La campagna di Conte, con questo reddito di cittadinanza, sta mobilitando molto e ci sono possibili spostamenti anche notevoli di voto“.

    La sensazione è che il Sud possa cambiare le carte in tavola. Ma, eventualmente, a favore di chi? Qui il Movimento 5 Stelle punta a incassare una grande mole di voti e superare così il Pd. Va però sottolineato un paradosso: la crescita dei grillini potrebbe favorire il centrodestra, che alla fine potrebbe avere la meglio tra i due litiganti. Uno scenario possibile qualora fosse confermato che i nuovi consensi per il M5S vengono sottratti al Partito democratico e alla coalizione di centrosinistra.

    La disperazione della sinistra è misurata pure dalle parole di Michele Emiliano, secondo cui tutto sommato si può votare il Movimento 5 Stelle pur di non consentire al centrodestra di trionfare. “Cerchiamo di far confluire il più possibile i voti, non importa se al Pd o ai 5 Stelle“, è l’appello del governatore della Puglia. Evidentemente la sinistra sente puzza di disfatta.


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