Quei contatti frenetici tra Arcuri e Di Donna. Ecco la rete dei mediatori

Ott 8, 2021

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    «Gli è cambiata la vita! Quelli si sono trovati dal giorno alla notte quell’altro sfigato a fare il fenomeno, no? E stanno a sfruttare la situazione… Perché hanno la gente che gli va a chiedere le cose!… Lui dice che è lui, è il suo nome invece che dà valore alle cose… È meglio giocarcelo quando devi calare un asso, non per le stronzate!». Un «nome» e un «asso» da giocarsi solo per questioni serie, come i rapporti con l’ex struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri, con il ministero dello Sviluppo economico e con Invitalia. Descrivono così due interlocutori intercettati le «influenze» che contano dell’avvocato Luca Di Donna, «il Prof» per via della sua cattedra di diritto privato europeo alla Sapienza. L’ex collega di Giuseppe Conte ai tempi dell’attività con il suo mentore Guido Alpa, è indagato dalla Procura di Roma per associazione a delinquere finalizzata al traffico di influenze illecite. Con altri due avvocati – Gianluca Esposito e Valerio De Luca – avrebbe, secondo i pm, sfruttato «relazioni con soggetti incardinati ai vertici di istituzioni pubbliche e strutture appaltanti» per ottenere compensi per mediazioni illecite da parte di aziende private che volevano accedere anche alle forniture Covid per la struttura guidata dall’ex commissario Arcuri. Il quale, estraneo all’inchiesta, ha fatto sapere che la società coinvolta nell’indagine per una delle mediazioni illecite contestate a Di Donna, la Adaltis, – che nell’anno della pandemia ha fornito test molecolari per oltre 3 milioni di euro – sarebbe stata scelta non da lui ma dalle regioni. Precisa anche che né la sua struttura né Invitalia hanno «mai assegnato appalti e forniture a imprese rispetto alle quali risultava in alcun modo un interesse dell’avvocato Di Donna o del professor Esposito» e di aver «operato secondo procedure regolari e trasparenti».

    I contatti dei due con Arcuri però sarebbero stati frequenti. Nel maggio 2020, annotano gli inquirenti, gli avvocati Esposito e Di Donna «hanno intrattenuto diverse conversazioni telefoniche con esponenti della ex struttura commissariale». Gli investigatori parlano di «contatti plurimi o frequentissimi» tra i due avvocati indagati e l’ex commissario, e sottolineano «l’inserimento di fatto all’interno della struttura» e la loro «concreta possibilità di garantire ai privati affidamenti diretti e forniture». Nel giugno 2020 la Adaltis sigla un contratto per 800mila euro di test, che è stato definito, secondo gli inquirenti, il 14 maggio. Tanto che i contatti diretti tra Di Donna e Arcuri, annotano, «partono dal 5 maggio, poco prima dell’avvio della richiesta di offerta, e terminano il 15, il giorno dopo», un incontro tra gli avvocati e uno dei dirigenti della società – anche lui indagato – in cui avrebbero definito la procedura.

    Non solo Covid. La rete di Di Donna si sarebbe mossa anche nel perimetro del Mise e di Invitalia. Anche in questo caso sarebbe ancora lui, scrivono i pm, la «chiave di accesso remunerata» sui dirigenti pubblici per accedere ai finanziamenti dello Stato. Per arrivare con la sua società a ottenere un progetto finanziato dal Mise, un altro imprenditore indagato si rivolge a Di Donna, indicando anche i nomi dei dirigenti preposti alla valutazione. In una mail offre all’avvocato d’affari un incarico di consulenza per «cominciare concretamente un percorso di collaborazione». Finalizzato, secondo i pm, ad avere canali privilegiati con i pubblici ufficiali.


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