Quel cdm saltato ancora che fa scoppiar la bufera

Dic 18, 2020

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    È convocato per oggi alle 18 il Consiglio dei ministri che dovrebbe decidere sulle misure da mettere in atto durante il periodo natalizio per contrastare la diffusione della pandemia da Covid-19. Una delle ipotesi sul tavolo è il ritorno di tutta l’Italia alla zona rossa per i giorni dal 24 al 27 dicembre e dal 31 dicembre al 3 gennaio. Ma l’intesa del governo non c’è ancora. Da una parte, c’è chi spinge a un lockdown totale per due settimane, mentre dall’altra si pensa a un allentamento dal 28 al 30 dicembre e dal 4 al 6 gennaio. Da palazzo Chigi, invece arriva l’idea di una “norma anti solitudine” che permetta di passare il Natale con un numero molto ristretto di parenti. Incertezze tensioni si sono sviluppate poi, dopo lo slittamento del Cdm.

    Sembra che la riunione, originalmente, fosse prevista per giovedì 17 dicembre, ma i ministri si incontreranno questa sera. A far slittare il Cdm è stata una serie di motivazioni, dalla verifica del governo, all’incontro con Italia Viva, fino all’improvviso viaggio a Bengasi del premier Giuseppe Conte, cui è seguita la liberazione dei pescatori italiani sequestrati in Libia. Incertezze che, oltre a generare il malcontento generale, hanno sollevato tensioni.

    Il leader della Lega Matteo Salvini che, insieme ad altri governatori leghisti ha scritto e firmato un documento: “Siamo molto preoccupati per il fatto che oggi, giovedì 17 dicembre, ancora non sappiamo cosa farà il governo, cosa accadrà a 60 milioni di italiani dal 24 dicembre”, si legge nel testo firmato anche da Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti, Nino Spirli, Donatella Tesei e Luca Zaia. I governatori condividono “le ansie e il disorientamento dei cittadini“, che a distanza di una settimana non sanno ancora con chi potranno passare il 25 dicembre e gli altri giorni di festa. Poi, nel documento viene inserito anche un passaggio che riguarda i ristori: “Ribadiamo la necessità che ci sia l’indispensabile copertura finanziaria per garantire i risarcimenti totali a tutte le categorie che potranno essere colpite dalle misure di restringimento decise dal governo“. Infine, i governatori leghisti chiedono “almeno un miliardo di fondi per potenziare il trasporto pubblico locale (fondamentale per riaprire le scuole in sicurezza), e notizie certe sui rimborsi per le attività commerciali (il Veneto perde un miliardo e mezzo solo per le mancate aperture della stagione invernale). Siamo certi che tutti vogliano garantire agli italiani chiarezza e aiuti concreti in un momento particolarmente difficile per il nostro Paese“.

    Il sospetto dell’esecutivo, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, è che si tratti di una strategia messa a punto per mettere in difficioltà il premier, così che nel caso si presenti una terza ondata si possa accusare il governo di aver agito in modo parziale e non tempestivo. Ma c’è chi, stanco di aspettare le decisione del governo, ha fatto da sé. È il caso di Luca Zaia, il governatore del Veneto, che ha deciso di adottare le misure restrittive già a partire da domani, con il divieto di spostarsi tra comuni a partire dalle 14 di sabato 19 dicembre. Ma non tutti sono d’accordo sul pugno duro. Non lo è, per esempio, il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha spiegato: “Purtroppo per Zaia la situazione del Veneto è un po’ peggiore della Lombardia. Credo che noi abbiamo dei buoni numeri quindi ci possiamo permettere di non restringere ulteriormente“.

    Nessun rinvio, però, secondo il ministro agli Affari Regionali, Francesco Boccia, che ieri ha affermato a SkyTg24: “Cdm domani per le misure di Natale? Era già previsto, non sappiamo ancora l’orario. Tra venerdì e sabato sicuramente ci sarà. Aspetto anche io di essere convocato e di leggere l’Odg…“.



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