• Quel partito trasversale che frena sullo stop al reddito

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    La reazione furiosa dei Cinquestelle pronti a cavalcare l’onda del malcontento anche con possibili manifestazioni di piazza. Il tentativo del Partito Democratico di inserirsi nella partita, cercando di riavvicinarsi all’elettorato del Sud, passato armi e bagagli agli ex alleati guidati da Giuseppe Conte. Le perplessità diffuse anche dentro Forza Italia che con Roberto Occhiuto invoca un approccio ragionato e graduale.

    Le prove tecniche sono già iniziate. Ed entro pochi mesi, tra i 6 e gli 8, si potrebbe passare dalle parole ai fatti e la stretta sul reddito di cittadinanza potrebbe diventare realtà. Certo si procederà in maniera prudente, verranno tutelati i più deboli e gli inoccupabili, verranno pesati attentamente gli effetti sociali, ma qualunque sarà il modo e la platea prescelta, l’intervento ci sarà. E il taglio non sarà né un pranzo di gala né una passeggiata di salute.

    L’intenzione del governo può essere riassunta così: «Chi ha tra i 18 e i 59 anni deve trovarsi un lavoro e se rifiuta una proposta, niente proroga». Insomma il reddito resterà per quelle persone che non sono in grado di lavorare e si trovano in una situazione di difficoltà, ma gli occupabili dovranno abbandonare l’idea di restare per sempre in un perimetro protetto di perenne assistenzialismo.

    Per avere la misura di quanto i Cinquestelle proveranno a giocarsi le proprie carte su questo fronte come guardiani e paladini del reddito, basta guardare alla dichiarazione resa da Giuseppe Conte per la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia che diventa «l’occasione per ribadire la necessità assoluta di mettere i bambini e la loro salute al centro di tutte le scelte politiche. Tagliare il reddito di cittadinanza fare scelte che mettono a rischio l’ambiente, spaccare l’Italia in 20 sistemi scolastici e sanitari differenti, sono scelte che mettono al rischio il futuro di una generazione di bambini e di adolescenti, già fortemente colpiti dalla pandemia» dice l’ex premier. Sul fronte del Pd è Antonio Misiani a puntare il dito contro il governo Meloni che con la manovra finanziaria «fa cassa sui poveri, togliendo fra sei mesi il reddito di cittadinanza a oltre mezzo milione di percettori» e offrendo «un pannicello caldo con l’azzeramento dell’Iva su pane e latte».

    Dentro Forza Italia è il governatore della Calabria Roberto Occhiuto a lanciare il sasso nello stagno. «Giusto rivedere il reddito, ma mi chiedo se il tempo sia quello opportuno. Alcuni obiettivi che il governo vuole giustamente conseguire si possono rimandare a mesi nei quali la situazione economica è più tranquilla». Una posizione che Maurizio Gasparri spiega così: «È chiaro che al Sud c’è una sensibilità maggiore rispetto al problema. Il punto non è tagliare la spesa sociale ma riorientarla in modo che possa servire a costruire un reale percorso di formazione, a promuovere la decontribuzione delle nuove assunzioni, a superare il fallimentare sistema dei navigator».

    Al partito dei «pro-reddito» si iscrivono anche l’ex e l’attuale presidente dell’Inps. Se Tito Boeri recentemente si è detto «molto preoccupato da certi proclami che ne vorrebbe l’abolizione» definendo «grave la proposta di abolire il reddito di cittadinanza in quanto è l’unico strumento universale per contrastare la povertà di cui disponiamo», Pasquale Tridico è altrettanto netto. «Per milioni di persone, senza il reddito di cittadinanza rimarrebbe solo la Caritas».


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