• Quel “pizzino” Usa mentre la guerra sta svoltando: nessun alleato può disimpegnarsi

    Condividi l'articolo

    Fondi russi a partiti ed esponenti politici italiani? La rivelazione, partita dal Dipartimento di Stato, e finora priva di conferme per la mancanza nel dossier Usa (nella forma fatta filtrare alla stampa) di indicazioni precise sugli oltre venti Paesi coinvolti, ha innescato in Italia un autentico terremoto.

    Il consueto meccanismo di accuse incrociate, prese di distanza, smentite, minacce di querele. Tutto già visto, se non fosse che siamo a pochi giorni dal voto del 25 settembre.

    Due le domande da porsi. La prima: Mosca ha effettivamente finanziato una parte della politica italiana per favorire i propri interessi? E poi, perché gli Stati Uniti si muovono ora, col rischio (certo non sottovalutato) di essere accusati di ingerenza nel processo elettorale di un Paese alleato?

    Una delle chiavi per comprendere quanto sta accadendo in queste ore tra Washington e Roma la fornisce Adolfo Urso. Il presidente del Copasir, in missione nella capitale Usa per promuovere di persona l’«affidabilità» di Giorgia Meloni, si è ritrovato suo malgrado in mezzo alla tempesta. Urso si esprime col riserbo istituzionale che gli è proprio, ma non esclude nessuno scenario: «Al momento, non ci sono notizie riguardanti l’Italia, ma da qui a venerdì le cose possono cambiare».

    Venerdì, infatti, è il giorno nel quale Urso ha convocato a Roma, davanti ai membri del Copasir, Franco Gabrielli, la fonte diretta delle prime notizie, attraverso contatti con gli interlocutori americani, secondo le quali «al momento» nel dossier Usa non ci sarebbero riferimenti all’Italia. Al momento, appunto. Poi, la realtà, quella non ufficiale, rivelerebbe altro.

    Innanzitutto, secondo quanto risulta a il Giornale, il dossier sui fondi russi (contenuto in un cablo del Dipartimento di Stato) è stato effettivamente inviato da Washington all’ambasciata a Roma, allo scopo di fare presente la situazione agli interlocutori del governo italiano. Lo confermerebbero anche gli intensi scambi telefonici intrattenuti nella serata di martedì (ora italiana) dall’incaricato d’affari Shawn Crowley con i suoi superiori a Foggy Bottom, sede del Dipartimento di Stato.

    Da Washington, insomma, hanno voluto sapere quali erano le reazioni in Italia. Perché preoccuparsene se il nostro Paese non è inserito nel dossier? C’è necessità di «fare chiarezza», dice ancora Urso, che nel frattempo si toglie la soddisfazione di smentire le accuse al suo partito comparse su Repubblica, tramite un’intervista all’ex ambasciatore Usa alla Nato, Kurt Volker. Secondo il quotidiano, Volker avrebbe accusato «anche Fratelli d’Italia» di avere ricevuto aiuto da Mosca, «come Lega e Forza Italia». Il presidente del Copasir mostra un biglietto consegnatogli in mattinata dallo stesso diplomatico, nel quale c’è scritto chiaramente che, «FdI ha zero legami con la Russia».

    C’è poi l’altra domanda: perché Washington si è mossa proprio ora? Per capirlo, occorre riavvolgere il nastro degli ultimi giorni, fino allo scorso 8 settembre. Nel giorno della scomparsa della regina Elisabetta, gli Usa pensavano più all’Ucraina e mettevano in campo una potenza di fuoco inedita per rinsaldare l’alleanza anti russa: il presidente Biden parlava in videoconferenza con i leader del G7; il segretario di Stato Blinken volava a sorpresa Kiev; il capo del Pentagono, Lloyd Austin, presiedeva in Germania una riunione del Gruppo di contatto sull’Ucraina; il direttore della Cia, William Burns, parlava del «prezzo altissimo» che la Russia pagherà per la sua guerra scellerata. Tutto questo, mentre i generali di Zelensky lanciavano la loro impetuosa controffensiva contro le forze di invasione di Putin.

    Il dossier sui soldi russi ai partiti politici stranieri esce nel momento di potenziale svolta della guerra: Putin, stretto all’angolo, potrebbe reagire in maniera imprevedibile e, alla vigilia dell’inverno, usare ancora di più il ricatto energetico contro l’Europa. Il messaggio di Washington alle possibili «quinte colonne» sparse tra gli alleati è chiaro: non è questo il momento di sfilarsi, si va avanti «fino a quando sarà necessario».


    Fonte originale: Leggi ora la fonte