Quel socio dimenticato che imbarazza D’Alema

Mag 11, 2022

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    Nuova puntata della faida D’Alema-De Benedetti, per interposto quotidiano, il Domani, proprietà dell’Ingegnere. Dopo l’inchiesta sul contenzioso tra Eni e la Blue Power di Francesco Nettis (concluso con una transazione di 35 milioni in favore della società dell’imprenditore pugliese) e l’intervista condita da pesanti insulti e lezioni non richieste di giornalismo fatta dall’ex premier, il focus è su Nettis. E dal petrolio si passa ad un liquido più piacevole, il vino, passione che D’Alema ha trasformato in un’attività vera e propria, fondando un po’ di anni fa società «La Madeleine», in Umbria, che produce vini prestigiosi, come il loro creatore. Sarà che D’Alema ha molti impegni, sarà che l’alcol etilico non aiuta la memoria, succede che l’ex premier non ricordava che Nettis fosse stato socio della sua società agricola, e nemmeno con una quota irrilevante ma con il 30%. «No, non mi risulta» aveva detto un giorno fa. «Non me lo ricordavo», ammette invece D’Alema in una seconda telefonata.

    Il suo coinvolgimento nell’inchiesta giornalistica firmata dal vicedirettore Emiliano Fittipaldi ruota appunto attorno alla figura di Nettis. Il quale, nel 2011, compra la partecipazione nella società di D’Alema e figli, mettendo 530mila euro. Questa cifra, come emerge dai bilanci consultati dal quotidiano, è però articolata in due parti. «Nettis mette appena 30mila come valore delle quote, mentre il mezzo milione restante viene definito come un rimborso finanziamento soci erogato alla società. In pratica Nettis coprirebbe con i 500mila euro tondi tondi parte dei soldi che i giovani Giulia e Francesco D’Alema avrebbero investito nell’avventura vinicola. (…) L’avventura coi D’Alema finisce nel 2018, quando la Madeleine gli liquida 30mila euro per le sue quote». All’appello quindi mancano 500mila euro dell’investimento iniziale di Nettis, che saranno sicuramente in qualche altro documento non ancora emerso. Forse nelle carte che D’Alema ha detto di aver messo insieme, da ex grande giornalista e direttore dell’Unità, ma che non ha voluto fornire al Domani, con cui è infuriato: «Quando Nettis uscì dalla Madeleine fu liquidato con un po’ più di quanto aveva messo. Abbiamo tutta la documentazione, è pronta, ma non le do un cazzo. Io spero che lei scriva che Nettis mi ha regalato mezzo milione in cambio della mia mediazione con Eni. Perché il suo giornale non lo legge nessuno, ma io vado in tribunale e mi faccio dare mezzo milione dal suo padrone», dice un incazzatissimo D’Alema al telefono con Fittipaldi. Di sicuro c’è che nel 2010 i due figli di D’Alema comprano il 60% della società per 190mila euro, mentre Nettis compra il 30% con 530mila euro. Anche queste differenze non si capiscono, ma saranno sicuramente nei documenti che D’Alema non vuole dare alle «iene dattilografe» (suo epiteto coniato per i giornalisti). «Sicuramente vi manca qualcosa. Poi nella società è entrato un altro investitore che può darsi abbia liquidato Nettis. Non le so dire con esattezza. Una cosa è il valore della partecipazione, altra cosa sono quando uno fa dei prestiti da socio a una società e poi vengono liquidati, non sempre nel momento della cessione… Comunque faccio presente che non sono neanche socio della Madeleine» dice l’ex segretario Ds, arcistufo delle inchieste su sue presunte mediazioni milionarie, prima le armi in Colombia, ora quella dell’Eni. «Non mi sono mai occupato del contenzioso tra Blue Power e Eni – fa sapere in una nota l’ex premier -. Quando il dott. Nettis, peraltro circa due anni prima della transazione con Eni, decise, per ragioni personali, di lasciare la cantina La Madeleine, fu, ovviamente, rimborsato dell’intero investimento precedentemente effettuato oltre a ricevere il pagamento delle quote societarie in cessione. Ho dato mandato ai miei legali di promuovere un’azione nei confronti del quotidiano Domani per le insinuazioni calunniose avanzate con gli articoli pubblicati in questi giorni».


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