Quella chiacchierata notturna tra Salvini e Renzi

Dic 24, 2021

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    I riflettori del Senato, attorno alle tre di notte, si sono spostati su un summit improvviso: Matteo Salvini e Matteo Renzi, durante la seduta pre natalizia di ieri, si sono messi a chiacchierare tra gli scranni dell’Aula.

    Se l’argomento della discussione tra i due è rimasto sconosciuto, la conferma del conciliabolo è invece arrivata anche al Giornale.it: i due sono stati protagonisti di una conversazione che, considerando la prossimità temporale della sfida per il Colle, non può che far parlare di sé.

    Il tema del momento è questo: con quale tipo di maggioranza verrà eletto il successore del presidente Sergio Mattarella? Se dipendesse dal premier in carica Mario Draghi, la maggioranza che regge il governo non avrebbe la facoltà di dividersi. L’ex presidente della Bce lo ha detto senza fronzoli durante la conferenza stampa di fine anno. Un pensiero – quello di Draghi – che non è tuttavia condiviso da molti.

    Matteo Renzi, parlandone con Repubblica, ha aperto all’eventualità che il prossimo capo dello Stato venga scelto con una formula diversa rispetto a quella che sostiene l’esecutivo di unità nazionale. Possibile che l’oggetto del dialogo con l’ex ministro dell’Interno sia stato questo? Non è noto. La tesi di Renzi sulla maggioranza con vista Colle, però, sta trovando sostegno anche tra i giuristi.

    Il professor Michele Ainis è da poco intervenuto sullo schema che si può utilizzare per l’elezione del prossimo capo dello Stato, sostenendo in scia la stessa posizione espressa dal leader d’Italia Viva: pure per il costituzionalista è possibile che la maggioranza che sostiene il governo di Mario Draghi si scomponga per il Quirinale, senza che questo provochi uno “scandalo”. Ainis lo ha detto chiaro e tondo, parlandone con l’Agi.

    Il convitato di pietra di tutta questa storia, ossia una maggioranza diversa dall’attuale, non può che spaventare Enrico Letta: il segretario dei Dem, in relazione alla possibilità che l’idea del “king maker collettivo” crolli dinanzi alla realtà ed alla normale dialettica parlamentare, è legittimato a tremare. Se non altro perché il vertice dei Dem rischierebbe di restare fuori tra i giochi.


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