Quella triste rincorsa all’audience

Set 27, 2021

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    Diversi commentatori hanno rimproverato a Matteo Salvini di aver candidato la no-euro e no-vax Francesca Donato. Ma perché Matteo Salvini ha candidato una signora priva di esperienza politica e di competenze specifiche? Perché era un personaggio popolare. E perché era un personaggio popolare? Perché la invitavano ai talk show. E perché la invitavano ai talk show? Perché le sparava grosse e di conseguenza faceva audience.

    I leader politici hanno le loro colpe, d’accordo, ma i conduttori televisivi non ne hanno meno. Accusano i politici di dipendere dai sondaggi, ma non meno di loro dipendono dallo share. Deprecano l’aggressività dei politici, ma non mancano di sovraesporre personaggi aggressivi. Lamentano l’incompetenza e la superficialità del ceto politico, ma prediligono ospiti incompetenti e superficiali.

    Concentrati come siamo sull’influenza nefasta dei social, tendiamo a trascurare il ruolo della televisione. Ma è, ancora, la televisione il media che più di altri forma la pubblica opinione e determina i temi del dibattito pubblico. Responsabilità importanti, alle quali da anni si è aggiunta anche quella di contribuire in modo nient’affatto marginale a selezionare la classe politica.

    Quando i partiti esistevano ancora, il problema non si poneva. Erano loro, i partiti, a far emergere attraverso un lungo cursus honorum le proprie prime file: uomini e donne che venivano mandati in televisione di conseguenza. Ma i partiti, ormai, non esistono più. Sono delle finzioni, dei simulacri, dei piedistalli su cui si erge la figura di leader sempre più improvvisati e precari. Così precari da avere un bisogno vitale di consensi crescenti per soddisfare il quale tendono a sopravvalutare chiunque abbia un minimo di popolarità, comunque se la sia procurata. Molte carriere politiche nascono così, e così è nato anche il Movimento 5stelle.

    Ospite di uno studio televisivo, tempo fa ebbi un confronto piuttosto vivace con una parlamentare la cui veemenza era pari solo alla faciloneria che la caratterizzava. Terminata la trasmissione, il conduttore mi si avvicinò scuotendo la testa e disse tutto il male possibile della mia interlocutrice elevandola a simbolo del declino della politica. «Ma l’avete creata voi!», ribattei. «Sì, ma in televisione funziona», fu la risposta.

    I leader politici hanno le loro colpe, non c’è dubbio, ma sarebbe il caso che i conduttori televisivi cominciassero a riflettere sulle proprie responsabilità.


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