Quell’asse franco-tedesco difficile da scalfire. Ecco la tenaglia che non vuole i ricollocamenti

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La descrizione di un’Italia isolata in Europa a causa dello scontro diplomatico sui migranti tra il governo italiano e quello francese, si scontra con l’asse tra Parigi e Berlino che, nonostante qualche recente screzio tra Macron e Scholz, si basa su una collaborazione bilaterale che va avanti da anni. Si deve proprio al gioco di sponda tra il governo tedesco e quello francese la mancata revisione delle regole europee sull’immigrazione a partire dalla ridistribuzione dei migranti. L’attuale formula su base volontaria si è dimostrata – dati alla mano – del tutto inefficace come testimoniano i soli 112 migranti ricollocati dall’Italia da inizio anno a fronte di oltre 90.000 arrivi nel nostro Paese. Ma sono tutte le nazioni di primo approdo (ad eccezione della Spagna) a chiedere un cambio di passo dell’Europa sui temi migratori con la lettera di Italia, Malta, Cipro, Grecia che, sebbene sia indirizzata all’Unione europea, si rivolge in realtà al governo francese e a quello tedesco.

Il punto più alto nei rapporti tra Francia e Germania in tempi recenti è stato raggiunto con la stipula del trattato di Aquisgrana firmato il 22 gennaio 2019 tra il presidente Emmanuel Macron e Angela Merkel con l’obiettivo di rilanciare e integrare il Trattato dell’Eliseo del 1963 tra De Gaulle e Adenauer. Nei temi affrontati c’è una clausola di reciproca difesa militare e un coordinamento delle forze di polizia e intelligence gestito da un «consiglio di difesa e di sicurezza franco-tedesco». In ambito economico il trattato prevede uno spazio comune franco-tedesco coordinato da un apposito «consiglio di esperti economici» e una cooperazione sui temi di politica estera. Già al momento della firma nel 2019, Giorgia Meloni non nascose le proprie perplessità parlando del rischio «di un super Stato all’interno dell’Ue» a discapito di chi è facile intuirlo, della terza nazione dell’Ue: l’Italia. D’altro canto è impossibile dimenticare quanto avvenne qualche anno prima con la crisi dello spread e la conferenza stampa congiunta Merkel-Sarkozy con il famoso sguardo seguito da una fragorosa risata sulla situazione dell’Italia durante il governo Berlusconi. In tempi più recenti, le divergenti vedute sul tetto al prezzo del gas e su una risposta comune europea alla crisi energetica, non hanno impedito a Parigi e Berlino di realizzare una collaborazione di reciproco aiuto sull’energia già a settembre con Draghi al governo.

L’accordo sulla ««solidarietà energetica franco-tedesca», prevede che Parigi fornisca gas alla Germania e Berlino elettricità alla Francia.

Negli stessi giorni è uscita la notizia (poi smentita dall’Eliseo) che la società elettrica statale Électricité de France (EDF) avrebbe notificato all’Italia la possibile sospensione delle esportazioni di elettricità per due anni, circostanza al momento non verificatasi. In ogni caso per Macron e Scholz se è in gioco l’interesse nazionale italiano bisogna essere europeisti ma se gli stessi temi riguardano la Francia e la Germania, diventano sovranisti. L’unica a non averlo capito è la sinistra italiana.


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