• Quell’attacco (infondato) del Financial Times a Salvini e Meloni

    Condividi l'articolo

    Nei giorni scorsi con un editoriale il prestigioso Financial Times ha “lanciato” Giorgia Meloni come figura credibile per la leadership dell’Italia dopo le elezioni, ma nella giornata del 13 settembre una nuova analisi del quotidiano della City di Londra ha messo in dubbio la capacità del centrodestra di gestire, in caso di vittoria elettorale, il potenziale dualismo tra la leader di Fratelli d’Italia e Matteo Salvini.

    Il Ft imputa a possibili rivalità personali legate al sorpasso di Fdi sulla Lega la causa della difficoltà di convivenza, ma sottolinea inoltre i distinguo tra le due formazioni: “Anche le differenze politiche sono sempre più visibili. Meloni, che ha criticato l’invasione russa dell’Ucraina fin dall’inizio, ha espresso sostegno alla NATO e alle misure punitive dell’Ue contro la Russia”, dichiara il Ft aggiungendo che al contempo la Lega ha mostrato molti più distinguo. Inoltre “la disciplina fiscale è un altro punto di attrito. Con gli italiani sconvolti dall’aumento dei prezzi dell’energia, Salvini ha spinto affinché il governo uscente di Mario Draghi Draghi intraprenda ulteriori prestiti pubblici equivalenti a circa il 2% del prodotto interno lordo per finanziare nuove misure per proteggere i consumatori. Tuttavia, Meloni ha esortato alla cautela e alla prudenza sull’enorme debito pubblico italiano”.

    Non un attacco, ma dei dubbi strutturali sulla capacità di un centro-destra con baricentro conservatore di gestire con autorevolezza la prova del governo. Il Ft ha parlato del rapporto teso tra Meloni e Salvini ma questo non significa che la stabilità e la coerenza di governo sono tutt’altro che da escludere. I due leader della destra hanno naturali differenze e ora stanno facendo di tutto per proiettare un fronte unito, anche se molti avvertono timori per delle turbolenze future. Ma va aggiunto che la coalizione, estesa a Forza Italia, ha presentato un programma unitario di quindici punti che sono le sintesi delle varie formazioni: e se tra i partiti uniti in cordata per le elezioni molti sono i punti di distanza su diversi dossier, come è naturale quando si fa riferimento a formazionii eterogenee e in coalizione, ancora più numerosi sono quelli di contatto.

    Il Ft, del resto, ragiona con la naturale logica della testata anglosassone, di un contesto in cui i governi monopartitici sono l’ordinaria amministrazione. Ed è legittimo che tali distinnguo possano apparire ampi. Ma il centrodestra di Meloni, Salvini e Silvio Berlusconi ha punti in comune programmatici sull’ambito fiscale, sulla riforma delle pensioni, sulla riforma della giustizia, sulla transizione energetica, sul welfare, sulla gestione dell’immigrazione e sul posizionamento euroatlantico dell’Italia. Il politologo Roberto D’Alimonte, sentito dal Ft, ha avvertito che Lega e Fdi, lasciate da sole, potrebbero essere intenzionate a condurre una reciproca “guerra di logoramento”. Ma indipendentemente dai consensi, un valore politico aggiunto decisivo nel contesto del centrodestra è dato dalla presenza delle idee liberali, garantiste e popolari di Forza Italia. Che mira a giocare da ago della bilancia della coalizione, da portavoce della stabilità di governo e da garante di fronte a alleati, partner e osservatori internazionali della forza e della credibilità della compagine.

    Il Ft nella sua analisi pone dubbi legittimi, ma dimentica l’effetto-Cav sul centrodestra, dato che proprio la presenza degli azzurri nell’esecutivo futuro potrebbe diluire ogni potenziale fonte di contrapposizione tra Salvini e Meloni, ampliare il campo del dibattito politico e governare in nome del pragmatismo e del realismo. Obiettivo che deve essere la vera Stella Polare per gestire un Paese a rischio tra caro bollette, problemi industriali e la minaccia pendente dei “lockdown produttivi”, a maggior ragione se i primi mesi di un eventuale governo di centrodestra coincideranno con il temuto “autunno caldo” atteso da molti analisti.


    Fonte originale: Leggi ora la fonte