Quelle sanzioni (necessarie) e il rischio boomerang in casa

Mag 29, 2022

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    Aumenti, aumenti ovunque. La giornata tipo degli italiani è diventata una via crucis, che comincia con una tazzina di caffè strapagata al bar fino a quando si spegne la luce prima di dormire, magari un po’ prima del solito perché con certe bollette in arrivo… Lo stillicidio di rincari non risparmia alcun ambito della vita quotidiana, dal momento che i prezzi in ascesa, a monte delle materie prime e dell’energia, si scaricano puntualmente a valle fin dentro le tasche, già svuotate da due anni di pandemia, dei consumatori finali. È il danno collaterale di una guerra che ha il suo teatro di combattimenti alle porte dell’Europa, dove le perdite in termini di vite umane continuano ad essere inaccettabili, ma che all’interno dei confini dell’Unione produce un altro tipo di assedio, quello alle economie degli Stati membri. L’Ufficio studi della Cgia di Mestre ha calcolato che, ad oggi, gli effetti del conflitto in Ucraina causeranno per l’anno in corso una riduzione del Pil di 24 miliardi di euro reali, che corrisponde a una perdita di potere d’acquisto medio per ciascuna famiglia italiana pari a quasi mille euro. Le diverse sfumature tra le Regioni rispecchiano differenze non nuove nel tessuto economico nazionale, e anzi acuiscono antiche lacerazioni. Eppure l’emergenza riguarda tutti noi, senza distinzioni. Anche se questa volta gli analisti evidenziano che i nuclei familiari più penalizzati sono quelli del Centro e del triangolo produttivo del Nord-Est, che «sconta» così la forte vocazione agli scambi internazionali. Dal punto di vista dei rapporti sociali, il ceto medio già ridotto a riserva indiana da anni di mungitura fiscale senza soluzione di continuità, sta affrontando un nuovo «nemico», l’inflazione, che erode in un colpo solo risparmi e certezze acquisite. Senza dimenticare le conseguenze drammatiche della ridotta capacità d’acquisto per chi si trova a galleggiare sulla soglia di povertà. Il carrello della spesa è ancora più complicato da «spingere» per i meno abbienti, poiché l’aumento dei prezzi dei beni alimentari (spesso a fronte della riduzione delle quantità) pesa in proporzione maggiore rispetto alle altre tipologie di consumatori. È chiaro a tutti che il contesto internazionale, per giunta in un mondo così globalizzato e interconnesso, non poteva lasciare il nostro Paese in una «bolla» senza ripercussioni. Se la guerra è lacrime e sangue, dopo quasi cento giorni in cui assistiamo all’orrore di un Paese invaso e martirizzato, nessuno può permettersi di dire che gli italiani non stiano partecipando al difficile momento anche con sacrifici quotidiani, pur imparagonabili di fronte al dramma della popolazione ucraina. Qualche osservatore azzarda oltre e vede nel «bollettino» bellico dei rincari a tappeto una sorta di effetto boomerang delle sanzioni imposte dall’Occidente nei confronti della (pre)potenza russa. Intendiamoci, questo Giornale sostiene sin dall’inizio che le sanzioni economiche sono una valida arma di deterrenza e forse l’unico passo per non precipitare da subito nell’escalation militare. Non deve stupire, però, che serpeggi tra i cittadini e le categorie produttive un senso di angoscia per il futuro prossimo e la tenuta del sistema-Italia. Il governo ora ha un’incombenza in più: dimostrare rapidità di decisione e compattezza nel trovare le contromisure per arginare l’onda lunga della guerra al fianco di Kiev.


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