‘Quello di Putin è neofeudalesimo’

Set 9, 2021

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    (di Mattia Bernardo Bagnoli)

      Più che un incontro con i propri elettori di un candidato al parlamento federale si ha l’impressione di una riunione di carbonari. Un gruppo di poliziotti vigila solerte, mentre a due passi della stazione metro di Nagatinskaya Anastasia Udaltsova raggruppa i suoi seguaci (massimo una ventina) in uno spiazzo stritolato fra due giardinetti per bambini. Che imperterriti manovrano ‘gira gira’ e altalene. Ma queste sono le elezioni al tempo dell’ultima Russia di Putin, che Udaltsova – a colloquio con l’ANSA – definisce un modello “neo-feudale” dove a comandare sono “un centinaio di famiglie” e tutti “sono obbligati a lavorare per loro”. Calzoni a pinocchietto, scarpe da ginnastica immacolate, giacca sportiva e capelli corti d’un nero intenso, Anastasia Udaltsova corre per la Duma con il Partito Comunista. Dunque un partito di razza, perno di quell’opposizione definita “sistemica” poiché funzionale al modello-Putin, che della democrazia tiene in vita i simulacri salvo eviscerare tutto il resto. Non proprio un complimento. Ma Udaltsova è anche una pasionaria dal pedigree specchiato, in lotta da sempre, moglie di Serghei Udaltsov, capo-popolo al tempo delle proteste del 2011-12 e che per questo ha pagato con oltre quattro anni di carcere duro. Dietro di lei, insomma, non c’è solo il Partito Comunista ma anche quella galassia di sigle e movimenti in cui Anastasia e Serghei hanno militato, o sostenuto se non direttamente costruito, da quando sono scesi in politica.

       La coppia rivoluzionaria, la chiamano. Il collegio in cui corre adesso, il 201, insiste su un quartiere semicentrale di Mosca fatto di colletti bianchi e blu, molto eterogeneo. E il sostegno per il partito di Putin, Russia Unita, è al minimo storico. Anastasia potrebbe dunque farcela, proprio per questo la lotta è senza esclusione di colpi. “La loro candidata ora si veste come me e si è anche tinta i capelli”, racconta ai suoi potenziali sostenitori mentre illustra il programma. Pensione base di almeno 30mila rubli al mese (circa 350 euro), salario minimo decente, tetto del 5% delle utenze domestiche rispetto al reddito famigliare, ospedali migliori, un freno ai palazzinari, edilizia pubblica di qualità. Un programma senz’altro di sinistra. Ma è ancora possibile fare politica in Russia, soprattutto nelle fila dei partiti tradizionali? Udaltsova ci pensa un attimo prima di rispondere. “Il Partito Comunista è l’unico che ha fatto opposizione alle leggi impopolari, compresa la riforma costituzionale”, spiega. “Il cambiamento può solo venire da qui”. E cambiare si deve. “Voglio vivere in un Paese senza povertà, corruzione, disuguaglianza e impunità per le autorità, in sicurezza. Perché criminalità e povertà vanno di pari passo”.

       Udaltsova è concreta, si concentra sul pratico. Paura non ne ha, anche se le noie non mancano, tra fermi e continui ostacoli alla sua attività. “Cerco di non dare spunti alle autorità. Ma non sono una che se vede un poliziotto scappa all’estero”, dice con orgoglio. La stoccata è per il movimento di Navalny, smantellato in pochi mesi dal Cremlino, con tutte le figure apicali in esilio. “Alexei Navalny ha commesso tanti errori, senz’altro quello di volersi sbarazzare di chi gli dava fastidio ed essere il leader unico dell’opposizione”, dice. “L’altro è stato quello di fare perno sulle forze straniere. Per chi lavora uno che aveva gli ambasciatori occidentali al suo processo? Il fronte di sinistra è pienamente patriottico, gli elettori lo devono sapere”. Certo, lo smart voting lanciato da Navalny, con app e sito annessi, così da indirizzare il voto di protesta verso candidati alternativi, potrebbe dare “una mano” e Udaltsova non lo nega. “Ma preferisco che gli elettori sappiano chi scelgono: il vero voto intelligente, oggi, è per il Partito Comunista”. L’obiettivo è rovesciare il neo-feudalesimo instaurato da Putin. “Il popolo russo sopporta molto. Eppure la storia è ciclica e spero che non finisca nel sangue come 100 anni fa. Ecco, noi vogliamo partecipare alle elezioni per evitare proprio che scorra il sangue”. 


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